Covid nel Regno Unito: Graduale ritorno alla normalità

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di Alex F. Romeo

Covid nel Regno Unito

Auto aggrovigliate in una matassa metallica che si snoda per diversi metri in tangenziale.

Strade martoriate da lavori di rifacimento di fognature che risalgono ai tempi vittoriani. Tavolini all’aperto dei pub gremiti in ogni ordine di posto.

Scenari di un passato metropolitano “normale” che ritorna, cui non si eri più abituati e che talvolta spinge a rimpiangere i tempi del lockdown.

E pensare che a gennaio Londra era la Bergamo del Regno Unito, con un abitante positivo al COVID ogni trenta.

A distanza di quattro mesi, le tetre statistiche di contagiati e morti sembrano dimenticate: come una pentola a pressione troppo a lungo contratta, con la graduale riapertura di scuole e negozi non essenziali, Londra è riesplosa di vitalità.

Chi scrive ha atteso tre settimane per parlarne, preoccupato che questa nuova liberazione di massa dagli “arresti domiciliari” del lockdown potesse causare una terza ondata di contagi:

Sebbene la vaccinazione dei più anziani e dei soggetti più a rischio fosse di fatto completata, la fascia di età dai 20 ai 40 anni non aveva ricevuto nemmeno una dose di vaccino; e sono proprio i giovani, con una vita sociale più attiva, i maggiori veicoli di trasmissione del contagio.

Invece i dati di queste ultime due settimane dicono che i nuovi positivi si sono stabilizzati intorno ai 2000 al giorno.

I ricoveri ospedalieri sono gradualmente scesi fino ai 1400 del 30 aprile, mentre la conta dei decessi si é attestata a poche decine:

Il vaccino sembra non proteggere completamente dal coronavirus, ma almeno ne riduce l’impatto sull’organismo, rendendo non necessaria l’ospedalizzazione.

Da ciò si può rilevare che:

  • BREXIT:

Qualunque possa essere l’opinione sull’uscita del Regno Unito dal Mercato Comune Europeo e delle future ripercussioni, sta di fatto che L’MHRA (l’ente britannico di certificazione dei prodotti medicinali) é stato più rapido nell’approvazione dei primi vaccini disponibili rispetto al suo omologo europeo EMA;

Si parla di un vantaggio di poco più di una settimana, che però ha fatto la differenza nell’avvio della campagna vaccinale;

  • MODALITÀ DI VACCINAZIONE:

Tra la somministrazione della prima e della seconda dose qui si deve attendere dieci settimane, quando viene di norma consigliato il richiamo entro un mese:

Quello che a molti é apparso come un azzardo medico, si é rivelato determinante nell’arginare inizialmente la diffusione del contagio: meglio avere più vaccinati con una sola dose, protetti al 60%, che meno vaccinati con il ciclo completo.

  • CENTRALIZZAZIONE E COERENZA DELLE DECISIONI SANITARIE:

Dopo i primi iniziali sbandamenti il Regno Unito ha perseguito una campagna di vaccinazione per fasce di età coerente su tutto il territorio;

In Italia si é andati in ordine sparso: in Toscana la priorità alle vaccinazioni é stata data agli avvocati, in Lombardia agli insegnanti, in Calabria sono stati vaccinati alcuni diciottenni prima degli anziani.

  • GRADUALITA’ RAGIONATA NELLE RIAPERTURE:

Il governo inglese ha stilato una road map con aperture graduali scadenzate nel tempo:

Prima con le scuole, poi con le attività all’aperto, quindi con i negozi non essenziali, fino ad arrivare alla completa riapertura prevista per metà maggio.

In tal modo la popolazione é stata indotta ad accettare di buon grado le limitazioni, in quanto ha visto un piano credibile per il ritorno alla normalità.

Ad oggi il Regno Unito ha il più alto numero di decessi a livello europeo, dunque non può considerarsi un modello da seguire tout-cort; sta di fatto che la nazione é ora in grado di riaprire tutte le attività produttive prima di chiunque altro nel Vecchio Continente.

Alex F. Romeo

Tempo di lettura: 1’50”

Foto tratta da: https://www.ilpost.it/2021/04/13/inghilterra-riaperture-coronavirus-regno-unito/

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