Davos: Time to care

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di Claudio Razeto 

Davos: Time to care il mondo dei super ricchi e le diseguaglianze da sanare

“Una ‘terra delle diseguaglianze’, in cui un élite di 2.153 Paperoni mondiali è più ricca di 4,6 miliardi di persone, e in cui “la quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità, circa 3,8 miliardi di persone, non sfiora nemmeno l’1%”.

E’ l’allarme sulla diseguaglianza globale che Oxfam lancia nel suo rapporto ‘Time to Care’ alla vigilia del World Economic Forum a Davos (…)”. 

ANSA 20 gennaio 2020

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/01/19/terra-delle-diseguaglianze-paperoni-sono-piu-ricchi-di-46-mld-di-persone_fe15975e-e218-48ec-8dc7-0d69564efa0d.html

Davos: Time to care : La notizia è di questi giorni e non può non lasciare profondamente perplessi.

In un mondo di luci scintillanti e lustrini, di edonismo ed estetica, di bellezza e stili di vita sopra la righe, pensare alla povertà per molta gente, è come un pugno nello stomaco.
Arrivare alla conclusione che un’esigua ristretta minoranza vive nel lusso mentre un gran numero di persone è schiacciata dalla povertà, è anche peggio.

Secondo l’ Oxfam (Oxford committee for Famine Relief) la diseguaglianza globale è cresciuta in maniera impressionante e chi sopravvive in povertà si sostiene con meno di 2 dollari al al giorno, con 60 dollari al mese.

Sembra incredibile ma arrivati al primo ventennio degli anni 2.000, la fame e l’indigenza sono ancora un grande problema.

Oxfam, l’organizzazione che ha lanciato l’allarme, è un movimento che, dal 1942, ha l’obiettivo di eliminare l’ingiustizia della povertà.

Oggi Oxfam denuncia un problema che sta crescendo in maniera esponenziale, quello della distribuzione della ricchezza, in un rapporto dal titolo’Time to Care‘. 

https://www.oxfam.org/en/research/time-care

Non è casuale che questo studio sia stato diffuso alla vigilia WEF, il World Economic Forum a Davos.

Il Forum economico mondiale WEF – fondazione senza fini di lucro creata nel 1971 da Klaus Schwab, professore di economia politica all’Università di Ginevra – si è infatti tenuto in questi giorni, a Davos sulle Alpi Svizzere.

E’ il tradizionale esclusivo incontro internazionale con intellettuali e giornalisti per discutere i temi più caldi che il mondo si trova ad affrontare.

A partire dalla salute all’ambiente.

Almeno quest’anno.

https://www.accenture.com/gb-en/about/events/world-economic-forum?c=acn_it_davosgoogle_11106752&n=psgs_0120&gclid=EAIaIQobChMIstS6hsSe5wIViOd3Ch0CywrmEAAYASAAEgK26PD_BwE

Un incontro riservato ai “potenti” della Terra è stato inevitabile parlare della ricchezza mondiale, del suo impiego ed anche, si spera, della sua redistribuzione.

I business tradizionali, ma anche le nuove tecnologie, hanno creato negli ultimi 20 anni una generazione di “ricchi” mai vista prima nella storia umana.

E l’informazione diffusa e globale permette, oggi più che in passato, di conoscere l’identità di questi “paperoni”.

2513 SUPER MILIARDARI NEL MONDO

In pratica ci sono 2.153 super mega miliardari che superano in ricchezza oltre 4 miliardi di persone. 

Si tratta di patrimoni costruiti un po’ in tutti i settori dall’informatica, al petrolio, dalla distribuzione alle big data companies.


A livello mondiale, al primo posto della classifica stilata da Forbes, c’è Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon.
Patrimonio personale 131 miliardi di dollari. 

Seguono Bill Gates, fondatore della Microsoft, 96,5 miliardi,

Warren Buffet, 82,5, esperto di investimenti finanziari e “considerato il 40° uomo più ricco di tutti i tempi”. 

Tutti e tre sono statunitensi. 

Al quarto posto il francese Bernard Arnault con 76 miliardi di dollari, imprenditore del mondo del lusso, seguito dal messicano Carlos Slim Helù, 64 miliardi. 

Helù ha costruito il suo patrimonio con banche, assicurazioni, telecomunicazioni, e col monopolio del tabacco e del petrolio messicano.

Amancio Ortega Gaona, fondatore di Zara, sempre secondo Forbes l’uomo più ricco di Spagna, avrebbe un patrimonio di oltre 62 miliardi di dollari.

Davos: Time to care : IL GOTHA DEI POTENTI DEL MONDO

Un sacco di soldi e il cuore dell’economia e della finanza mondiale.

Tutti questi personaggi affermano di donare parte delle loro ricchezze a progetti filantropici e di carità.

Ma evidentemente non basta,  in un mondo in cui ci sono 430 milioni di persone che vivono in povertà estrema. 

Nella classifica dei primi 20 super miliardari, sono tutti uomini tranne Alice Walton, figlia ed erede della catena di supermercati Walmart fondata nel 1962 dal capostipite Sam (in classifica ci sono anche gli altri due figli Jim e Samuel Robson Walton). 

Tra i più ricchi del mondo figura anche un indiano, Mukesh Ambani, industriale petrolchimico e un cinese, e Ma Huateng, cofondatore di una compagnia internet, la Tecent.

Nella lista sono presenti, ovviamente, tutti i “nuovi” tycoon del web, come Mark Zuckerberg, patron di Facebook i fondatori di GoogleLarry Page e Sergey Brin.

Lawrence Joseph Ellison, fondatore e CTO della Oracle Corporation.

Il patron di AlibabàJack Ma, cinese, con oltre 30 miliardi di dollari di patrimonio. 

A riprova che il web ha generato, anche dal nulla, nuove ricchezze.

In questa top 20, nella super hit parade dei redditi, non ci sono italiani.

I super ricchi ci sono anche da noi.

Ma non sono tra i primi 20 al mondo.

Nella classifica nazionale troviamo:

  • Giovanni Ferrero e famiglia, 23 miliardi,
  • Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, 21 miliardi,
  • Stefano Pessina (farmaceutici), 11,8 miliardi (107° al mondo per ricchezza) e
  • Giorgio Armani, 8,9 miliardi di dollari di patrimonio. 

Da noi non ci sono “giovani” miliardari di ultima generazione partiti dal nulla.

Nessun Millenial che ha fatto fortuna partendo da un garage, come il patron di Facebook o di Microsoft o lo scomparso “inventore” di Apple, Steve Jobs che col suo “stay hungry, stay foolish” (siate affamati siate folli) ha segnato una filosofia di vita che basava la costruzione della propria fortuna proprio sulla voglia di emergere. Partendo da zero.

Personaggi come Lorenzo Del Vecchio, un martinitt, fattosi da solo, o Giorgio Armani, fanno parte del passato quando anche l’Italia, con tutte le sue difficoltà dava opportunità concrete di balzi sociali. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Martinitt

In particolare, secondo Oxfam il nostro Paese, l’Italia, sarebbe socialmente “bloccato”.

Intanto però il problema della ricchezza, di un nuovo approccio al capitalismo, di un sistema economico più equo,  in grado si pone a livello globale come evidenziato a Davos 2020.

Al centro il futuro energetico del pianeta che con i suoi impatti può avere terribili conseguenze a tutti i livelli.
Il “duello” a distanza combattuto sui social tra il potente Trump (protettore di petrolieri e inquinatori) e la giovane Greta, sullo sfondo di Davos, ne è la riprova.

E per fortuna questo confronto esiste e va in scena – con supporter su entrambi i fronti –  anche se non con risultati immediati.

Peggio sarebbe se non ci fosse.

Magari censurato dai potenti.

Come accaduto in passato.

https://www.repubblica.it/ambiente/2019/11/05/news/allarme_di_11000_scienziati_da_tutto_il_mondo_non_c_e_dubbio_e_un_emergenza_climatica_-240303228/

E riguarda anche tutti questi super “ricchi” i nuovi tycoon, che dovranno iniziare a farsi carico maggiormente anche degli altri.

E non solo cercando il modo di fare più soldi pagando meno tasse, con la minaccia di altri dazi ventilata dal Presidente americano.

Davos: Time to care : Più imposte per i ricchi e i loro gruppi.

Da redistribuire abbassando quelle di chi lavora e non per favorire banche e altri interessi finanziari.

A Davos ne è addirittura emersa la richiesta da parte degli stessi “super ricchi” che vi hanno partecipato.

Warren Buffet ha denunciato di “pagare meno tasse della sua segretaria”.

Una realtà, a suo stesso dire, inaccettabile.

Tutti lavorano per interesse.

C’è chi lo fa per i soldi.

Chi per passione.

I più fortunati lo fanno per entrambi i risultati ma moltissimi, nel mondo, lavorano per vivere quando non per sopravvivere.

Negli anni 80, anche in Italia, ha preso piede il concetto dell’imprenditore filantropo, che lavorando fa il bene dei suoi dipendenti.

Un ritorno al concetto di “padrone” padre dei suoi dipendenti.

Una favola ben costruita.

La favola dell’imprenditore che offre opportunità come un “benefattore”

Uno storytelling, che visti tanti episodi, non fa più presa.

Oggi è chiaro che con la ricchezza vengono soddisfatti i piaceri, le ambizioni, i desideri personali  più reconditi specie se ci ritrova a capo di imperi finanziari dai patrimoni enormi.

Chi fa impresa lo fa per interesse personale, per profitto, per tornaconto e utilizza tutto quello che il sistema mette a sua disposizione – risorse, forza lavoro, ambiente, territorio, politica – per raggiungere questo risultato.

Chi fa i soldi, come si suol, dire, il più delle volte cambia e non sempre in meglio.

Non è sempre un “illuminato” di vaste vedute.

In alcuni casi sarà anche più capace degli altri, ma oltre a più tasse degli altri, quando raggiunge certi livelli, dovrebbe contribuire più degli altri al benessere globale.

Se non per adesione personale perché la politica “pulita” , glielo deve imporre.

Non parliamo del commerciante, del piccolo imprenditore, dell’artigiano, tra l’altro già vessati e spremuti dal sistema. Specie in Italia.

Il riferimento è ai “super ricchi” ai quali, oltre una certa soglia di patrimonio personale, andrebbe imputata per legge la responsabilità sociale di sostenere il sistema.

Così come i Paesi più ricchi dovrebbero, nel loro stesso interesse, iniziare a farsi carico di quelli più poveri.

Nel loro stesso interesse.

È un pensiero che suona di matrice “socialista” – non a tutti piacerà – ma la prospettiva che si sta aprendo al futuro è questa.

Al di là di nazioni e sovranismi assoluti che in passato hanno portato solo prevaricazione, violenze, guerre.

Non può più esistere il predominio assoluto di un popolo, di una nazione, di una categoria sociale su un’altra.
I meno abbienti non possono e non devono pagare il conto dei più abbienti.

Davos: Time to care : Ma non sarà la rete dei “super ricchi ” a riformare da sola la propria visione di vita.

Ci saranno imprenditori più o meno illuminati, ma è il sistema intorno a loro che deve imporre il cambiamento.

Imponendo a chi non lo fa, di pagare le tasse, di fare impresa seguendo le regole, di evitare scorciatoie fiscali che a volte le stesse leggi permettono.

La politica deve arrivare anche a questo oltre a sostenere chi non può sopravvivere e non solo nei propri confini nazionali.

La guerra alla povertà deve essere effettivamente avviata.

Così come l’imposizione di limiti a chi guadagna a spese:

  • del pianeta saccheggiandone le risorse
  • dei cittadini sfruttandoli con salari da fame
  • del proprio Paese evitando leggi e regole che servono a controllare il rispetto delle norme di civile convivenza in primis quelle fiscali

I Governi devono sostenere i propri cittadini ma preoccuparsi anche di scenari futuri in cui non si potrà prescindere dal farsi carico di chi rimane indietro e dei paesi in difficoltà che se non supportati potrebbero, in futuro, creare problemi ben più gravi del costo di un centro di accoglienza.

Realizzare dei piani armonizzati con l’intero sistema.

La storia va così non ci si può fare nulla.

Davos: Time to care : Bisogna intervenire.

Siamo tutti collegati perché se scoppia una crisi economica, come i sub prime nel 2008, o un virus misterioso come sta accadendo in Cina gli  effetti arrivano anche da noi.

E’ inevitabile e auspicabile agire, anche per evitare tensioni sociali che in alcune aree povere del mondo, vedi l’America latina, iniziano a crescere in maniera preoccupante.

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-01/america-latina-chiede-risposte-ad-una-grave-crisi-epocale.html

 “Lo scopo del capitalismo è l’incremento indefinito del profitto privato, anche se spesso dichiara di essere interessato al ‘bene comune’”.

Lo ha scritto il filosofo, recentemente scomparso, Emanuele Severino che ha aggiunto:

“Lo scopo della tecnica è invece l’incremento indefinito della potenza, ovvero della capacità di realizzare scopi”. 

Profitto e tecnica insieme possono, se isolati e malamente utilizzati, divenire elementi devastanti.

Soprattutto se procedono ignorando l’esistenza e i cambiamenti di un contesto superiore come quello dell’ambiente.

Se dimenticano il valore dell’essere umani e dell’ormai indifferibile esigenza di affrontare le emergenze a livello globale.

A Pompei sono stati ritrovati, conservati dalla cenere, i corpi dei cittadini romani sorpresi dalla forza devastante del vulcano mentre cercavano di fuggire dalla città ormai condannata dalla devastante eruzione del Vesuvio.

Qualcuno di loro scappava con gioielli, preziosi, denaro.

Ormai erano condannati ma l’ultimo pensiero era stato materiale, conservare, possedere mentre era in estremo pericolo il loro “essere” vivi, ormai condannati dalla natura alla morte e alla fine.

Davos: Time to care : Il genere umano che ignora i segnali della natura rischia lo stesso destino.

Una piccola minoranza può ignorare, per interesse personale e profitto, cupidigia ed egoismo, il destino degli “altri”, di chi non ha i mezzi.

Prima o poi pagherà il prezzo come già accaduto in passato ad altre civiltà meno avvedute della nostra e dotate di meno strumenti. 

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/12/02/clima-oxfam-e-prima-causa-di-migrazioni-forzate-interne_b5068e42-7cfa-4c37-9560-e5969df150fd.html

Il web, se correttamente usato, può essere uno strumento  ma da solo, tra post e fakers, oltre che con la sua incomparabile propensione a informare non può salvarci da tante nuove minacce.

Lo dimostra l’assedio alla privacy che stiamo subendo.

L’altra favola che internet fosse:

  • il sistema del tutto gratis
  • la piattaforma che ci avrebbe arricchito senza lavorare
  • un rivoluzionario sistema di conoscenza che avrebbe migliorato le nostre vite

non si è dimostrato del tutto vero. Anzi.

Tutti questi elementi dirompenti sono emersi anche a Davos, un luogo dove fino a qualche anno fa sarebbero stati liquidati come “fake” indimostrabili scientificamente.

Tentativo oggi fatto solo da Trump che di molti di quegli egoistici interessi è il paladino (dai petrolieri ai produttori di armi) e che non a caso attacca Greta e gli ambientalisti come una portatori di sventura.

Oggi quei punti – mentre gli stessi USA si interrogano sulle intromissioni del web nelle elezioni politiche , l’Australia brucia, le stagioni impazziscono, il terzo mondo ribolle socialmente e dalla Cina arrivano virus mortali- sono diventati parte di quelli del WEF.

Qualcosa sta decisamente cambiando.

Lo dicono anche alcuni di quei super ricchi.

Con ottimismo, solidarietà, ragionevolezza e forza consapevole si può mettere in campo tutto quello che una scienza avanzata e mai vista prima, può sviluppare a livello globale Tecnologia green, salute, benessere, lotta alla fame, politiche demografiche.

Speriamo proprio di essere ancora in tempo.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’50”

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