Dall’agricoltura biologica all’agricoltura cellulare

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di Alberto Aiuto

L’uomo si è evoluto perché ha cambiato la dieta, passando da una alimentazione basata quasi esclusivamente su frutta e verdura ad una integrata con alimenti ricchi di proteine animali.

I denti sono diventati via via più piccoli.

Anche le ossa del collo e del cranio si sono modificate, favorendo lo sviluppo di un cervello più grande e una capacità dialettica più avanzata.

Con la rivoluzione agricola, l’Homo sapiens ha imparato a coltivare la terra e ad allevare gli animali, procurandosi così il pane quotidiano a km 0.

Strada facendo siamo arrivati ad essere 8 miliardi di persone, accomunati dalla continua ricerca di cibo.

All’inizio ci siamo nutriti con cibo biologico, che essendo prodotto senza pesticidi, diserbanti, anticrittogamici e insetticidi di sintesi (sostituiti con concimi naturali), sembra più giusto, più salutare, più sostenibile.

Purtroppo, chi vive veramente di cibi biologici, “muore” di fame: chiunque abbia visto come vivono i Masai (capanne di sterco e fango, poco cibo procurato con enorme fatica, etc) sa quanto sia terribile vivere biologico.

Siamo poi passati all’agricoltura industriale che ha consentito di avere cibo in abbondanza, prodotto in poca terra.

Finora siamo (stati) spettatori e protagonisti di una storia bellissima (miliardi di persone sono uscite dalla fame e dalla carestia) purtroppo ancora macchiata dal fatto che ne resta circa un miliardo senza cibo sufficiente.

Per questo parliamo tanto di cibo e di ricette, perché ce l’abbiamo e questo non era mica scontato solo qualche decennio fa.

Purtroppo in gran parte del mondo questa abbondanza non è scontata, tanto che già oggi molti migranti partono dai continenti colpiti dalla siccità, spesso causata dal cambiamento climatico, verso i paesi dove ce n’è in abbondanza.

Insomma tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare, come dice un vecchio adagio.

Il cibo prossimo venturo

In assenza/carenza di cibo (tradizionale), molto probabilmente dovremo portare in tavola alimenti diversi da quelli con cui ci nutriamo oggi.

Dovremo ricorrere a orti verticali, fabbriche di carne coltivata, allevamenti di grilli, cavallette, vermi, magari farfalle o altri insetti, indicati come commestibili.

Occuperemo meno spazio per stalle e ovili, per i macelli, per i pascoli che diventeranno forse parchi eolici o di pannelli solari.

Forse passerà la mania di fotografare i piatti che mangiamo al ristorante.

Le reti televisive, che trasmettono programmi in cui si suggeriscono ricette nuove e appetitose, dovranno modificare la programmazione.

Non saremo più schiavi delle diete dimagranti.

Per prepararci al futuro prossimo venturo, i media si sono portati avanti, parlandoci del prodotto finale della mucca, la bistecca.

Ovvero di carne prodotta in laboratorio, che nel mondo anglosassone chiamano clean meat (carne pulita).

Anche se le informazioni finora sono frammentarie, è utile conoscere l’argomento, per poter prendere decisioni consapevoli.

Pro e contro della carne coltivata

I pro: dal punto di vista della sicurezza alimentare, si dovrebbe ridurre il rischio di malattie cardiache e l’impiego di antibiotici per gli animali.

Si producono meno gas serra rispetto agli allevamenti attuali e si ridurrebbe notevolmente l’ecatombe giornaliera di milioni di animali.

I contro: gli unici componenti sono i miociti (cellule muscolari), coltivati a partire dalle cellule staminali prelevate dall’animale; manca tutto il resto: tessuto adiposo, vitamine, nutrienti (ad esempio il ferro) e tanto altro di cui finora non c’è traccia.

È dunque necessario aggiungere coloranti, aromatizzanti, addensanti, necessari per conferire loro forma, consistenza e sapore simile a ciò che il consumatore è abituato a mangiare.

La bistecca ha uno spessore variabile, da pochi millimetri a quello di una bella fiorentina.

I miociti coltivati sono mono strato, necessitano di “impalcature” esterne che permettano il loro sviluppo in 3D.

La conclusione. Siamo di fronte ad una sfida epocale, ma la carne di laboratorio mi sa di medicina, una compressa contenente proteine, da prendere ai pasti.

Forse finiremo così, nati in provetta, alimentati in provetta, in preda a una vita in provetta.

Sarà vera vita? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma vuoi mettere una bella bistecca alla fiorentina.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’40”

 

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