Il risveglio miracoloso

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di Gaetano Buompane

Questa mattina mi sono alzato rilassato, cosa che non accadeva da anni. E il perché è presto detto. Un miracolo, non può esserci un’altra spiegazione.

Tanto per cominciare non dormivo così bene e a lungo da anni. Un sonno ristoratore, sereno, come quello di un bambino. Ricco di sogni meravigliosi, così reali da poterli afferrare tutti. Li stringevo forte al petto per essere sicuro di non farmeli scappare via.

Seduto sul letto, sono rimasto per alcuni minuti ad assaporare quella bella sensazione. Qualche uccellino già cinguettava fuori dalla finestra come a darmi il buongiorno e a suggellare il mio buon risveglio.

Credevo di aver perso per sempre quella voglia di cominciare la giornata, è invece, eccola nuovamente lì, a spingermi con entusiasmo fuori dalle coperte.

Le mille preoccupazioni, gli affanni, le scadenze, gli obblighi, tutto cancellato, privo di importanza, niente che non possa essere risolto.

Una volta in piedi mi sono sentito sicuro sulle gambe. L’addome nuovamente piatto e la panza, come prosciugata durante la notte.

Il dolore al ginocchio, quello sinistro, la mia croce, sparito. Così come la cervicalgia, ormai cronica.

Nel percorso fino al bagno, fatto con pochi passi veloci e col sorriso sulle labbra, mi ero già dimenticato dei miei acciacchi fisici. Non erano mai esistiti.

Mi sono lavato la faccia e guardandomi allo specchio ho avuto un vero e proprio shock, non mi sono riconosciuto

Ho visto un uomo più giovane di trent’anni. La pelle fresca, senza rughe, i capelli scuri, non ancora ingrigiti dal tempo e gli occhi vivi, profondi, talmente tanto da potercisi perdere dentro.

Mi sono osservato a lungo, studiando ogni dettaglio di quel volto, ogni sua bellezza e imperfezione, ogni suo tratto distintivo, ogni suo segno che mi ricordasse me stesso.

E poi, improvvisamente, sono scoppiato a piangere, ma un pianto di gioia, di gratitudine.

Ho pianto tutta la mia felicità per essermi riconosciuto, alla fine, in quel volto di un giovane di diciotto anni.

Oggi è il mio compleanno, ne ho compiuti 48 di anni, e come sarò tra trent’anni non so proprio immaginarlo.

Voglio dire, certamente più vecchio, canuto, dall’apparenza generale decadente. Ma riguardo a me, per quello che sono realmente, io non riesco a prevederlo.

La mia unica speranza è di poter ritrovare quel ragazzo, fiero e spaurito allo stesso tempo, ogni volta che mi guarderò in uno specchio.

Così ho asciugato le lacrime e il mio viso era nuovamente quello di adesso. Lievemente stanco, incorniciato da barba e capelli un po’ ingrigiti, gli occhi lucidi.

La pancia, ingombrante, stava nuovamente gonfiando la maglietta al di sopra della cintura.

Tornando sui miei passi ho sentito il solito dolorino al ginocchio e prima di mettere su il caffè mi sono massaggiato il collo, maledicendo le mie sette vertebre cervicali.

Nel silenzio, mentre tutti ancora dormivano, ho sorriso e ripensato nuovamente a quel ragazzo che, senza rendersene totalmente conto, stava diventando uomo.

Intanto fuori dalla finestra, oltre gli alberi e le case, il sole iniziava a sorgere.

Tempo di lettura: 1’30”

Foto da Pixabay

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