Lasciateci cantare

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di Gaetano Buompane

Mi schiarisco la voce, un attimo di concentrazione. La musica è già iniziata. Aspetto l’attacco.

Sapete, non mi ricordo più quando sia stata l’ultima volta che mi sono alzato dal letto canticchiando una canzone, o preparato il caffè fischiettando un motivetto. Nemmeno quando è stata l’ultima volta che ho inscenato un concerto rock sotto la doccia.

In questi ultimi giorni ho domandato ad alcune persone, perlopiù ad amici e conoscenti, che cosa fosse per loro la felicità, che cosa li renderebbe davvero felici.

Curiosamente nessuno mi ha risposto come mi aspettassi, ossia avere un conto in banca talmente grande da poter vivere di rendita per il resto della vita e ciò, devo dire, mi ha lasciato alquanto confuso.

In sostanza, secondo il mio campione di ricerca, il segreto della felicità risiederebbe negli spensierati momenti passati con chi ci vuole davvero bene, nell’amore dei propri familiari e nel ricevere la loro approvazione.

Ma com’è possibile? E il narcisismo allora? La vanità, l’egoismo, l’avidità, persino la superbia, improvvisamente non sarebbero più i mali del nostro tempo?

E gli infiniti dibattiti sulle contraddizioni del capitalismo neoliberista, sono già acqua passata?

La felicità non sarebbe più avere una casa con piscina, una macchina sportiva, essere ricchi e famosi con milioni di followers sul proprio canale social e fregarsene del resto del genere umano?

Sapete come si dice, “Se non vuoi ascoltare menzogne, è meglio non fare domande”.

È come se tutti fossero andati a lezione da quel gran pessimista di Schopenhauer.

Egli credeva che la filosofia non fosse solo un sapere teorico, ma che potesse essere anche utilizzata nella vita di tutti i giorni.

Sulla felicità aveva le idee ben chiare, e cioè che quella umana fosse impossibile da raggiungere, una pura illusione e che il tempo misurasse la vanità dei piaceri e delle cose.

“In virtù del tempo” affermava il filosofo “ tutte le nostre gioie ci sfuggono dalle mani e noi, dopo, ci domandiamo meravigliati dove siano finite”.

In sostanza, siccome il dolore e la sofferenza sono invece reali e non un’illusione, l’importante non è tanto ricercare invano la felicità, quanto provare a vivere senza affanni.

Uno degli amici che ho intervistato mi ha detto che prima cantava sempre.

Si svegliava con una canzone in testa e la canticchiava preparando la colazione. E poi cantava in macchina, ascoltando la radio, battendo a tempo sul volante come fosse una batteria.

I problemi e gli affanni, per dirla alla Schopenhauer, non sembravano poi così insormontabili.

Avrei voluto chiedergli cosa fosse accaduto tra il prima e il dopo, ma gli occhi del mio amico, un po’ umidi, già guardavano da un’altra parte

Gaetano Buompane

Tempo di lettura: 1’20”

Foto Pixabay