Lo scontro generazionale. La storia si ripete

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di Alberto Aiuto

Nei mitici anni Sessanta, venne riscoperto Matusalemme, un patriarca biblico, morto all’età di 969 anni.

In realtà i giovani della “beat generation” lo chiamavano “matusa” per intendere una persona incapace di stare al passo con i tempi.

Erano gli anni della contestazione giovanile, durante i quali i giovani vedevano un “mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai” e desideravano cambiarlo totalmente.

Si ripeteva uno scontro generazionale, vecchio come il mondo.

I giovani hanno sempre accusato gli anziani per qualcosa che hanno fatto o non fatto.

Nel ’68, andava di moda la contestazione globale contro il sistema, secondo la logica “noi” contro “loro”.

Sono passati cinquant’anni e la storia si ripete: l’accusa dei giovani Millennial è che i Boomer hanno rovinato il pianeta, lasciando in eredità il disastro ambientale e un’irreversibile crisi economica, per non parlare di virus e sventure di ogni tipo.

Lo scontro generazionale. Boomer vs Millennial

Da sempre ogni generazione appare peggiore di quella che l’ha preceduta e brontolare contro i giovani è un vizio antico.

In un papiro risalente a 2.000 anni avanti Cristo si legge: “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico, i nostri ragazzi non ascoltano più i loro genitori, la fine del mondo non può essere lontana”.

Nel “Repubblica”, Platone scrive: “Oggi i ragazzi amano troppo i propri comodi, mancano di educazione, disprezzano l’autorità, contraddicono i genitori e si comportano da maleducati”.

Al giorno d’oggi i Boomer considerano il termine Millennial sinonimo di bamboccione, ovvero un giovane inaffidabile, maleducato, tiratardi, incline ad alcol, droghe, discoteche, incapace perfino di farsi il letto da solo.

I Millennial rispondono: “La vostra generazione si è mangiata tutto. Siete nati nel dopoguerra, avete vissuto la vostra infanzia in una famiglia ampia e generosa, vi siete goduti il boom economico, avete accumulato e sprecato negli anni ’80 e ’90 pensando che quel benessere sarebbe durato per sempre.

Non avete pensato alle generazioni successive”, come inveisce contro la mamma Sara (Paola Cortellesi), nel film “Figli”. Dimenticano che i Boomer (quelli della maglietta intima di lana d’inverno e senza aria condizionata d’estate) sono una generazione così resiliente da essere passati dalla società contadina a quella industriale; dal calamaio a Word, dai carretti trainati da cavalli alla conquista della luna.

Dal telefono duplex per pochi al cellulare per tutti. “Dall’aratro nei campi agli aerei nel cielo”, aveva sintetizzato Luigi Tenco.

Il tutto condito da un dopoguerra economicamente disastrato, una politica che non escludeva una guerra futura e lo scontro fra capitalismo e comunismo, che teneva tutti col fiato sospeso.

Ebbene, nonostante tutto, è stata capace di migliorare e progredire, regalando su un piatto d’argento a quella attuale, una realtà che va dall’happy hour ai viaggi low cost, dai cellulari ai computer a portata di tutti.

Tuttavia la macchina del tempo ci ammonisce di non generalizzare: i giovani appartengono a tanti mondi, a volte comunicanti, altre volte estranei tra loro.

Esiste una maggioranza di giovani “normali”, educati, composti, pensanti, che cantano e ridono ma senza spaccare niente (es. Giornate mondiali della gioventù di Rimini). Basterebbe guardarli quando fanno volontariato, sport, teatro, buona musica e si preparano a diventare i cittadini del futuro prossimo venturo.

Lo scontro generazionale. La sintesi vincente.

Lo sport è il gioco che rappresenta la migliore metafora della vita. Alle Olimpiadi di Tokio l’Italia ha conquistato 40 medaglie (10° posto); alle Paralimpiadi 69 (9° posto), conquistate soprattutto negli sport “minori”; ai Mondiali di nuoto di Budapest 22 medaglie (3° posto).

Un record mai raggiunto, ottenuto grazie all’alleanza tra giovani atleti ed allenatori anziani: l’allenatore di Larissa Iapichino, detentrice del record mondiale under 20 di salto in lungo ha 54 anni.

Uno schema che forse dovremmo applicare umilmente anche nella società. Ennio Flaiano diceva: “Il peggio è passato. Ha detto di non preoccuparci perché ripasserà”.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura 2’00”

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