L’incapacità appresa: Perché è successo proprio a me?

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di Roberto Bitelli

Allo psicologo, accademico e saggista statunitense, Martin Seligman, considerato il fondatore della psicologia positiva si deve la definizione del concetto della incapacità appresa.

L’incapacità appresa è una convinzione che si radica nella nostra mente a causa di fallimenti diretti o anche indiretti di cui siamo stati testimoni nella nostra vita.

A causa di queste convinzioni la nostra mente ci spinge a non agire quindi a rinunciare a raggiungere i nostri obiettivi.

Siamo convinti che non valga la pena neppure tentare perché tanto non riusciremo ad ottenere un risultato diverso.

Jorge Bucay nel suo libro “Lascia che ti racconti storie per imparare a vivere” narra di un elefante di un circo che, dopo gli spettacoli, veniva incatenato ad un piccolo paletto che avrebbe facilmente potuto sradicare per liberarsi.

L’animale però, sin da piccolo, era stato incatenato ad un paletto simile e probabilmente aveva tentato e ritentato più volte di liberarsene fino ad arrendersi convinto della sua impotenza.

Da allora l’elefante, pur cresciuto, aveva impresso il ricordo della sua impotenza e non tornò mai più a mettere alla prova la sua forza.

Questa metafora vuole spiegarci che molto spesso anche noi esseri umani ci arrendiamo perché, a causa di esperienze negative passate o convinzioni radicate nella nostra mente da altre persone, crediamo che le cose non possano cambiare.

Il fallimento di una storia di amore ci fa credere che la vita di coppia non faccia per noi, che tanto siamo destinati a fallire ed è meglio restare soli.

Va male un colloquio e ci convinciamo che non meritiamo un lavoro migliore.

Vorrei imparare l’inglese ma mi hanno detto che non sono portato per le lingue

In realtà esistono altre chance.

Spesso siamo noi che abbiamo la “mente chiusa” e piuttosto che aprirla a nuove opportunità rinunciamo ad una vita più bella ed entusiasmante.

Non agiamo perché abbiamo paura di fallire, di perdere tempo, perdere denaro.

Temiamo di non essere all’altezza o peggio di essere giudicati dagli altri.

L’antidoto esiste

Dobbiamo cambiare le nostre convinzioni, spostandoci su altre frequenze facendoci condizionare da esempi positivi, nutrirci di nuovi riferimenti.

Sarebbe saggio frequentare persone che sono simili a ciò che vogliamo ottenere e che ci infondano energia positiva che saremo, a nostra volta, pronti a condividere per aiutare gli altri a migliorare la loro vita.

Roberto Bitelli

Tempo di lettura: 1’30’’

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