Il governo italiano e il pericolo dei gattopardi

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di Claudio Razeto

‘Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra’.
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi’.

Da Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Vincitore del Premio Strega nel ’59, film nel ’63 per la regia di Luchino Visconti.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2017/07/22/60-anni-fa-moriva-tomasi-di-lampedusa_fa9c4ced-5480-4038-bce8-0c32d4e4036b.html

Alla fine il Governo italiano del cambiamento, è cambiato.

Non è cambiato molto altro, nemmeno il Premier, un po’ di ministri, qualche incarico.
Gli Esteri a Di Maio. Sulla carta niente più vicepremier, poggiati sulle spalle del Presidente del Consiglio.

Ma la coalizione del governo italiano, quella sì, è decisamente cambiata.

Una sterzata a sinistra e uno sganciamento a destra.

Salvini fuori, dentro Zingaretti e i suoi con Renzi a bordo campo defilato ma presente, Calenda fuori in attesa.

Berlusconi e la Meloni in stand by anche loro, aspettando Salvini e le invocate elezioni.

Per i Grillini niente Gazebo alla PD, ma la piattaforma web Rousseau della Casaleggio e associati.

Alla fine, come era  prevedibile e forse in analisi già da tempo, i due movimenti politici incompatibili e avversi, si sono accordati.

Un governo italiano bis giallo-rosso o PD – Penta-stellati e per il momento niente elezioni.

Non è il risultato delle urne?

È contro la volontà del popolo sovrano?

E quelli che governavano prima insieme, erano veri alleati?

Tra improperi e insulti pre e post alleanze e divisioni, non esattamente.

Divisi sui temi caldi (forse non gli unici ma sicuramente quelli da prima pagina come immigrazione, sicurezza, grandi opere, TAV, TAP, autonomie regionali, persino Xylella, vaccini a scuola  e via dicendo).

La maggioranza, anche a causa di leggi elettorali capaci di non far vincere nessuno, non ce l’aveva neanche uno dei partiti usciti dalle urne poco più di un anno fa.

Il giallo-rosso 5 Stelle – PD, sarebbe potuto nascere prima del giallo- verde, Pentastellati-Lega.
Invece il patto c’è stato a sorpresa e solo con uno dei partner di centrodestra.

La Lega che poi ha fatto saltare tutto, forse improvvisamente, tra un ballo al Papete e un bagno al mare.

Il PD ha colto la palla al balzo per tornare al governo italiano con un’occasione imperdibile e servita su un piatto d’argento.

E il premier, tanto svilito, ora più  forte, va avanti.

Con il placet del Quirinale, dell’Europa e persino di Trump.

Forse un po’ meno di Putin.

Allontanata l’immediata eventualità di elezioni anticipate, Conte procede dopo aver mostrato di non essere solo una figura marginale.

Pochi Twitter, un po’ di propaganda ma discreta, un lavoro di relazioni poco visibile ma consistente, portato avanti con costanza, determinazione e metodo.

Sia in Italia che all’estero.

Al di là delle opinioni politiche, sommamente divergenti, che già dividono il Paese, da destra a sinistra

Ma stando ai fatti, c’è da ragionare su quello che è successo in questi mesi.

Intanto sulle coalizioni politiche e sugli ormai “antichi” equilibri ideologici.

In un Paese come il nostro abituato, da generazioni a votare fedeli un partito o una corrente di pensiero, c’è stato un bel cambiamento.

La distanza apparentemente incolmabile, tra destra e sinistra ideologica, c’è sempre ma sta subendo una metamorfosi – anche generazionale- che ha riportato al centro del confronto il Parlamento.

I suoi numeri e il peso di deputati e senatori. Alcuni tra i più giovani della storia della Repubblica.

Quello che è stato fatto in questi giorni, a livello istituzionale, non è illegale. Anzi.

La nostra Costituzione lo permette.

Molti saranno scandalizzati, delusi, affranti ma quello di allearsi su un programma condiviso, è un metodo politico adottato anche in altre nazioni come la Germania e la stessa Gran Bretagna, che nelle crisi da Brexit si sta “italianizzando”.

Certo al centro di un’alleanza politica, pur cosi diversa, ci vorrebbe il programma.

Le cose da fare, quelle importanti e non di sola facciata.

Possibilmente un piano di azione, condiviso e non una serie di punti su cui azzuffarsi via “social” in tempo reale quotidianamente.

In fondo non è difficile.

Basta un pezzo di carta, una penna e una bella lista di problemi in una colonna, nell’altra le possibili soluzioni o uno spazio bianco, in attesa di trovarle.

E poi la data di stesura e la possibile scadenza.

Per darsi un termine temporale serio. Metodo prima di tutto.

Non è difficile. Anzi è elementare. Un programma da stilare e da seguire.
Primitivo all’antica ma efficace.

In Italia,  anche in ordine sparso, si potrebbe inserire nella lista una serie di punti ormai urgenti:

  • Lavoro per i giovani per farli restare e contribuire a rimettere in sesto il Paese
  • Meno parentocrazia, meno intromissione dei politici, e più merito
  • Supporto alle famiglie in difficoltà ai malati, ai disabili ai più poveri italiani ma anche stranieri meritevoli
  • Rivalutazione degli “anziani”, molti in salute e in forma che anziché essere messi semplicemente in panchina possono trasmettere qualcosa di buono a chi prenderà il loro posto nel lavoro come alla guida di imprese e istituzioni
  • Immigrazione controllata e mirata come stanno facendo in Germania e stop a pericolosi sbarchi incontrollati come avevano già fatto i governi precedenti (Minniti oltre che Salvini)
  • Lotta alla criminalità italiana, straniera e mista come le mafie,  ormai interconnesse e globalizzate compreso i racket e il commercio abusivo che soffocano gli onesti
  • Controlli su Ong e Onlus,  associazioni e cooperative per salvaguardare chi fornisce un vero servizio sociale (stranieri, minori, anziani, malati) e far chiudere per sempre chi specula vergognosamente sul disagio di chi è più sfortunato e in difficoltà
  • Meno tasse ma che le paghino tutti, per primo chi pretende servizi e vive “al nero”
  • Dare supporto  finanziario a chi produce davvero con meno burocrazia e clientelismo
  • Ricerca, istruzione, innovazione, uso delle tecnologie e digitalizzazione nella PA e nel privato con supporto a start up innovative e made in Italy
  • Regolamentazione dei social media e del loro utilizzo sia e soprattutto a livello istituzionale ma  anche privato con tutela della privacy, dei dati sensibili e dei minori, del copyright e dell’informazione seria e anti-fake
  • Contare di più in Europa con rappresenti preparati, per tutelare l’Italia restando italiani ed europei per evitare assi portanti e invasivi come quelli di Francia, Germania e blocco Orban dei paesi dell’Est.

Infine, ma in realtà in cima alla lista, i problemi globali e più scottanti:

  • un’Europa meno finanziaria, più economica e soprattutto sociale e vicina a tutti i suoi cittadini con vere politiche di inclusione
  • crisi del clima, inquinamento e pressioni su Paesi a rischio come il Brasile
  • azione sui nuovi equilibri geopolitici internazionali tra USA, Cina e paesi emergenti (che vanno sulla Luna o su Marte mentre l’Italia che fornisce alta tecnologia a casa sua vede i viadotti crollare e i fiumi esondare alle prime piogge)
  • l’ Africa che emigra e si impoverisce sfruttata da se stessa e da paesi stranieri
  • la situazione a rischio in Medio Oriente e il terrorismo globale non sconfitto
  • far fronte alla ricchezza smodata e vergognosamente accumulata nelle mani di pochi mega-miiardari globalizzati, grazie anche a pratiche protezionistiche finanziarie e politiche

Sono questioni di peso ma anche il nostro Paese può contribuire con la politica e la mediazione in cui a volte non siamo secondi a nessuno.

E ancora, per restare in Italia:

  • Grandi opere ma anche strade asfaltate, treni locali efficienti, meno smog
  • Più verde meno cemento e rivalutazione di immobili di pregio e aree cittadine
  • Manutenzione urbana e extraurbana dalle strade, ai ponti, all’idrogeologico prevenzione sismica
  • Fornire ai cittadini i servizi urbani ed extra per cui paghiamo, tributi altissimi (nettezza urbana, sanità, trasporti)
  • Multare chi sporca, imbratta, butta cicche di sigarette, ruba la sabbia (incredibile ma vero), danneggia anche solo con un pennarello beni storici e monumentali
  • Rendere le nostre bellissime e uniche città e regioni, vivibili e pulite, sicure e sane per favorire anche un turismo più colto e civile

Alcuni di questi punti, sulla carta, erano anche nella lista dei desideri del Governo Conte in prima versione. Sono rimasti lì appesi.

Sono obiettivi  di destra o di sinistra?

Solo ideologia o politica economica e sociale condivisibile?

Potremmo andare avanti un bel po’ e sicuramente da questa lista di doglianze mancherebbero tanti punti. Ma forse basterebbe iniziare.

Tanto per cominciare a fare qualcosa. Sul serio.

Tornare ad aprire le “risse” sugli sbarchi, la TAV, e su un mero tentativo di De-Salvinizzare il Paese, dopo la sterzata, non credo funzionerebbe.

Cambierebbe solo il fronte del litigio, da destra a sinistra.

Gli italiani sarebbero ancora più confusi anche quelli con la tessera di partito in tasca da tanto tempo.

Molti osservatori hanno scritto di “politica dell’odio” e dell’opportunità di dare una svolta a una conflittualità inutile e dannosa.

Dare un stile, uno standing alla politica di livello superiore.

Non hanno tutti i torti.

L’uno vale uno ha mostrato tutti i suoi limiti.

Un ipocondriaco non può fare il chirurgo. E nemmeno un naturopata curare il cancro.

Un mancato laureato in economia non può dirigere il Ministero delle Finanze.

Non tutti hanno i titoli. Qualcuno però ha la conoscenza del fare.

A volte basta, specie se c’è la passione e la voglia di lavorare bene.

E come ci si veste, restando nella decenza che impone il ruolo, non importa.

Altri sono neofiti assoluti.

Ma saranno messi alla prova e speriamo non facciano danni.

A 80 anni dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, (1939-2019) i rischi di conflitti sono aumentati a “macchia di leopardo” e ci sono tante armi da fare vere catastrofi.

Le sparate sui media, fanno i danni che abbiamo già visto.

Lo spread vero o finto che sia, finché non sarà sostituito da un parametro migliore, ce lo dobbiamo tenere cercando di subirlo il meno possibile.

Ma soprattutto si spera che i nuovi “alleati” – visto che salvo sorprese la decisione sembra ormai presa – non facciano il secondo incontro di un match già visto.

Governare non sarà facile. Le ex opposizioni sono in tutte le Commissioni e hanno incarichi importanti.

Ora però se il dado è tratto, c’è da fare.

Bisogna andare avanti e senza perdere altro tempo.

Con meno post e Twitter, passerelle di propaganda in TV e slogan ripetuti a volte falsi e strumentali.

Con più lavoro concreto, ce la si può fare.

Altrimenti sarà solo l’ennesimo cambiamento di facciata.

Nuove elezioni con tante e nuove incertezze.

Un Paese impegnato in una perenne campagna elettorale.

Che non decide mai.

E sarà ancora il regno dei gattopardi “che tutto dicono di cambiare perché niente cambi”.

Claudio Razeto

Tempo di lettura: 2’00”
Da vedere, quasi profetico:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bentornato_Presidente

Foto tratta da: https://dasandere.it/giuseppe-tomasi-di-lampedusa-noi-fummo-i-gattopardi/

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