Adesso basta! Dopo circa trent’anni di convivenza, tra alti e bassi, momenti di fiera accettazione ed altri di capriccioso abbandono, ho deciso di dichiarare guerra alla panza. Da quando mi hanno fatto notare un principio di flaccidume, qualcosa si è spezzato, non riesco più a guardarla, non la riconosco, intravedo una certa stonatura nel mio corpo.
Il problema è che dopo tanto tempo a certe cose ci si affeziona: non si fa niente perché appaiano e rimaniamo ugualmente inerti nel farle sparire.
In fondo è sempre stata una panzetta, quel simpatico segno distintivo di chi vive la vita un po’ così, senza farci troppo caso. C’è sempre una donna che va matta per l’uomo imperfetto e sempre un amico complice pronto a dirti che “omo de panza è omo de sostanza”.
Una sostanza che ho finito per riporre più nella testa che nei muscoli, colpevolmente incapace di ripartirla in entrambe le cose.
La panzetta ha sempre certificato con spavalderia il mio essere pigro. Guai a nasconderla o camuffarla perché l’uomo davvero pigro è senza vergogna. Nella pigrizia si possono sempre scovare degli ottimi motivi per darsi una mossa, certo mai per un po’ di attività fisica.
Nella panzetta risiedeva la mia forza, la solidità di un uomo che riconosceva se stesso nella società, che aveva un ruolo e dei valori in cui credere, incurante di chi si erigeva a giudice sentenziando cosa fosse giusto e cosa sbagliato.
Scegliere la morbidezza era una questione di libertà nonostante la scultorea definizione addominale venga raffigurata come sintesi di bellezza, forza e salute.
Ma questa panza qui non ha niente a che vedere con la libertà, non è democratica, è una panza che si alimenta del disagio di una vita incerta. È una fagocitatrice di paure, di rabbia, di risentimento, di nostalgia di quei sogni improvvisamente interrotti e che forse non potranno più essere rincorsi con la stessa passione.
Il suo affacciarsi oltre la cintura dei pantaloni è come un appropriarsi di uno spazio che non è suo, un protagonismo debosciato che trasforma anche la postura del corpo, curvandolo verso il basso.
Sta cercando di fiaccarmi, di abbattermi, di farmi rinunciare, mi sussurra nell’orecchio che non c’è più niente da fare, di abbandonarmi alle lusinghe della trascuratezza.
Per questo ho deciso di dichiararle guerra, sapendo che non sarà una battaglia semplice. Magari fosse solo una questione di addominali, di ore in palestra, di una corsetta tre volte a settimana. Sarà principalmente il tentativo di una nuova, durissima connessione col mondo reale.

Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.
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Bello
Bello! Molto piacevole da leggere