Elogio della Vecchiaia: guida semiseria per sopravvivere all’epidemia del secolo

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di Alberto Aiuto

Nel mondo reale, “il tempo procede sempre in avanti. Non si ferma e non torna indietro” (1Q84, Murakami).

Diciamolo senza fronzoli: stiamo invecchiando. Non nel poetico, tipo “maturi come un buon vino”. Ma più realisticamente. E no, non è solo una percezione individuale: oggi gli adulti e gli anziani sono la maggioranza della popolazione, una situazione mai vista prima nella storia dell’umanità.

Naturalmente non conta tanto il numero degli anni, quanto la qualità della vita. Come cantava Nino Manfredi: “Quando c’è la salute e un par de scarpe nuove, puoi girà tutto il mondo”. È proprio questo il punto.

Con l’età aumentano il rischio di malattie croniche, la stanchezza, l’isolamento sociale. Tutti elementi che incidono profondamente sul benessere psicologico e sul modo in cui guardiamo al futuro.

Prendersi cura della propria salute con attività fisica regolare, buon sonno, alimentazione equilibrata, legami sociali forti, non è solo una scelta individuale: è un atto di resilienza.

Vivere in un mondo di teste bianche

Parafrasando Antonello Venditti, in questo mondo di vecchi, “c’è ancora un gruppo di amici, che non si arrendono mai”. Ma non illudiamoci: siamo circondati da capelli bianchi. Non è fantascienza, è la realtà quotidiana. Oggi, l’età avanzata non è più sono un’eccezione, è un fenomeno di massa.

Fino a pochi anni fa, nel tempo sospeso della giovinezza, non avrei mai immaginato di vivere immerso in comitive di sessantenni, settantenni, ottantenni. E nemmeno di considerare i cinquantenni come “ragazzi”, una sorta di mezza età deluxe, con certificato di giovinezza posticcio e occhiali da sole anche in casa. Eppure, questa generazione è diversa da quella dei nostri genitori e nonni, più attiva, più longeva, meno “consumata” dall’età. Non ruderi ma individui maturi, spesso in bilico tra autenticità e caricature della giovinezza.

Giovinezza idolatrata, età tollerata

La società continua ad idolatrare bellezza, energia e successo, mentre età ed esperienza, vengono al massimo sopportate. I modelli culturali e di consumo esaltano la giovinezza, rendendola irraggiungibile. Servirebbe un cambio di prospettiva. Come suggerisce Lidia Ravera in Age pride. Invecchiare non è semplice, significa rallentare, devi dire addio a parti di te, accettare che il futuro si accorcia, mentre il passato si allunga. Ma la vita è proprio in questo passaggio, che, paradossalmente, la vita può diventare più preziosa.

Quando si diventa davvero vecchi?

Invecchiare beneDurante una rimpatriata con gli amici di lunga data, dopo aver esaurito i “ti ricordi …” e “come fu che …. “, qualcuno ha posto una domanda solo apparentemente banale: quando si diventa veramente vecchi?

Una risposta bio-medica non si trova su PubMed. Non è una questione di esami del sangue o di integratori. La risposta è esistenziale.

Si diventa vecchi quando si restringe il mondo, non solo il tempo. Si restringono le scelte e le energie, le possibilità.

Il corpo rallenta. La mente seleziona, i sensi perdono precisione. Si riducono i luoghi frequentabili, le persone intorno, il ruolo sociale. Si diventa più spettatori che attori.

I “minus” della vecchiaia (con un sorriso)

A parte tutto, diminuiscono:

I piaceri: un tempo notti infinite e cocktail all’alba, oggi il massimo del piccante è il peperoncino.

Le energie: prima 10 km di corsa, oggi l’affanno per ritrovare il telefono perso in casa.

La vista: un tempo vedevo tutto; ora vedo soprattutto ciò che si muove… e spesso sbaglio persona.

Gli amici: la lista di quelli vivi: si riduce più velocemente dei jeans dopo Natale.

I “plus” che arrivano col tempo

I vantaggi della vecchiaia non si presentano tutti insieme. Emergeranno lentamente modificando la prospettiva:

  • La lentezza non è pigrizia: è degustazione del tempo.
  • Il passato diventa un buffet infinito di ricordi.
  • La serenità nasce quando si smette di correre come criceti.
  • La giovinezza corre, la vecchiaia assaggia. E spesso con più gusto.

Con l’età arriva una calma particolare, quasi olimpica. Cresce la tendenza a ridimensionare lo stress, a dare meno più peso alle cose superflue, a coltivare una spiritualità più leggera.

Salute, ironia, gentilezza: strategie per invecchiare meglio.

In questa fase della vita servono nuove competenze emotive: gentilezza, pazienza, ironia e autoironia – vere pomate per le articolazioni dell’anima.

Aiutano a ridurre lo stress, uno dei principali acceleratori dell’invecchiamento.

È utile frequentare persone stimolanti, anche più giovani, accettare che ogni età abbia il suo spazio, capire che il fascino diminuisce quanto più ci si sforza ad inseguirlo.

Ma soprattutto è fondamentale la salute. Il benessere fisico e mentale influenza profondamente la motivazione, la speranza e il senso del futuro. Più stiamo bene, più sentiamo che il domani ha ancora significato.

La cura di sè non è un lusso: è una forma concreta di resilienza. Ben vengano quindi i consigli di medidi, nutrizionisti e professionisti della salute.

Accettare le stagioni della vita.

Forse non sono magre consolazioni, ma segnano il passaggio dalla ricerca della felicità a quella della serenità, dal bisogno di riconoscimento esterno alla soddisfazione interiore. La ruota della vita non si può ignorare. Va accettata in tutte le sue stagioni, vivendo nel modo che le è più congeniale.

Come avrebbe detto Ennio Flaiano, con la sua ironia disarmante: “Coraggio. Il meglio è passato.”  Ma almeno possiamo dire di ricordarlo molto bene.

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