Dove tutto ha inizio

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di Gaetano Buompane

Tutto sta nell’iniziare. Procrastinare – lo sentite anche voi quanto persino la parola suoni male, così dura, cacofonica – non sembra più una condizione viabile, una opzione da prendere in considerazione. Il dopo potrebbe essere troppo tardi.

La soluzione di fuggire nel metaverso, ad esempio, non credo sia quella giusta. Mi pare più che altro un attraente invito a mettere la testa sotto la sabbia, a chiudersi in un club esclusivo mentre tutto, là fuori, continua a cadere a pezzi.

I visori per la realtà virtuale ci consentiranno di vivere in un mondo nuovo, diverso, affascinante, dove tutto potrebbe sembrare possibile, ma in verità serviranno a tapparci gli occhi su ciò che probabilmente sarà sfuggito definitivamente al nostro controllo.

Il passo successivo, oramai non più utopia, sarà la colonizzazione di un altro pianeta. Marte, probabilmente, da dove i più fortunati potranno gustarsi al meglio lo spettacolo del rapido collasso terrestre sorseggiando un cocktail retaggio di una cultura ormai in estinzione.

Tutto sta nell’iniziare, dunque. E lo dice uno che se la mattina non beve prima un caffè non muove nemmeno un dito. Uno che in quest’ultimo anno ha scoperto con piacere il Dudeism, la filosofia secondo la quale di fronte all’infinita assurdità della condizione umana l’unica soluzione davvero sensata è starsene tranquilli e non fare niente. Uno che i buoni propositi della vita se li sogna solo la notte, che per colpa di un cassettino della lavatrice ha scoperto di essere diventato indolente e che ha rinunciato definitivamente alla rivoluzione dello squat completo, lo stare accovacciati con le ginocchia flesse, per tornare a sedersi sulla sedia, simbolo della nostra decadenza fisica.

Eppure occorre iniziare. Ma da dove?

In questo 2021 abbiamo chiacchierato di un sacco di cose, sulla necessità di essere negativi ma positivi, per superare ostacoli anche a 200 km all’ora senza paure, dei mille colori della speranza e del The hope speech di Harvey Milk. Abbiamo constatato che, anche non volendo, le cose cambiano, come la morte della cravatta o che le macchinine in un prossimo futuro non faranno più brum-brum.

Ma abbiamo anche scoperto che la via più tortuosa spesso non è quella peggiore da percorrere e che non dobbiamo farci ossessionare da chi siamo, quanto invece cercare di definire chi non verremmo essere.

Abbiamo visto che l’umanità è sempre stata capace di rinascere dalle proprie ceneri perché siamo figli delle stelle; abbiamo riscoperto nella follia dell’uomo buono i piccoli gesti che potrebbero cambiare il mondo; abbiamo trovato nello spezzare gli spaghetti un barlume di ribellione sociale e sopratutto, ribadisco soprattutto, abbiamo deciso di dichiarare guerra alla panza.

Nelle nostre chiacchierate abbiamo capito quanto sia ancora importante sognare e che non dobbiamo abbandonarci troppo ai ricordi o perdere troppo tempo a maledire il passato. Vivere il presente, a qualsiasi età e in qualsiasi luogo, sembra davvero la migliore cosa da fare e nella quale trovare, ognuno per se stesso, un vero inizio.

Nel frattempo, adesso che tutti in casa ancora dormono e fuori c’è silenzio, ne approfitto per sedermi per terra, in mezzo ai giocattoli dei miei figli che nessuno, dopo il Natale, ha avuto voglia di mettere a posto.

Tra un po’ inizio anch’io, tranquilli, ma prima lasciatemi tornare un po’ bambino.

Buon 2022 a tutti noi.

 

Il Sofà è una rubrica settimanale.
Ogni lunedì, se ti va, ci sediamo comodi per una nuova chiacchierata.

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Foto da Pixabay

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