Gli infortuni nel calcio. Come è possibile prevenirli

42743
Scarica il podcast dell'articolo

di Emanuele Aiuto

Il calcio è uno sport di contatto. Gli infortuni sono molto frequenti, alcuni dei quali nella loro drammaticità o spettacolarità, sono entrati della storia del calcio.

Non a caso gran parte dei fuoriclasse che ha scritto un libro sulla sua carriera ha dedicato un capitolo ai propri acciacchi.

Fortunatamente, dopo un contrasto di gioco durante la partita, basta una spugna o lo spray miracoloso e il calciatore continua a correre come o più di prima.

Il calcio è uno degli sport più popolari e conta il più alto numero di infortuni rispetto a tutti gli altri sport.

Nel 2007, più di 920.000 atleti di età inferiore ai 18 anni sono stati trattati in pronto soccorso o presso gli ambulatori medici per infortuni legati al gioco del calcio.

Tuttora sono in forte crescita, sia tra gli atleti professionisti che tra gli sportivi amatoriali.

Gli infortuni nel calcio: un po’ di numeri

L’UEFA definisce infortunio un evento che costringe un calciatore a non poter partecipare pienamente ai successivi allenamenti o match ufficiali.

La gravità viene classificata come minima (1-3 giorni d’assenza), lieve (4-7 giorni), moderata (8-28 giorni) oppure grave (oltre 28 giorni).

Si distinguono tra traumi diretti (dovuti a contrasto con l’avversario) e indiretti, nei quali il trauma insorge o per un errato gesto atletico o per sovraccarico, come nell’esecuzione di un colpo di testa o nella ricaduta a terra.

La maggior parte di quelli da contatto avviene durante la partita a differenza di quelli non da contatto, preponderanti durante gli allenamenti.

Gli infortuni muscolari rappresentano circa il 31% di tutti gli infortuni.

In media, una squadra di calcio maschile di alto livello, con una rosa media di 25 giocatori, può aspettarsi 18 infortuni muscolari per stagione e di questi 7 colpiranno i muscoli posteriori della coscia, 3 il quadricipite,  5-6 l’inguine e 2-3 il polpaccio.

Sono più frequenti nella gamba dominante.

Quelli di natura traumatica, tipo lesioni ai legamenti e fratture ossee, rappresentano il 36% di tutti gli infortuni.

I contrasti, impatti e collisioni (fattori che aumentano la possibilità di eventi traumatici) sono dovuti:

  • all’aumento della velocità di gioco e la conseguente maggiore rapidità d’esecuzione del gesto atletico; alle le innovazioni tattiche come il pressing, il raddoppio di marcatura, ecc..
  • all’eccessivo numero di gare ufficiali (partite infrasettimanali delle nazionali e delle coppe europee) e dunque l’impossibilità di eseguire con regolarità i programmi d’allenamento, di prevenzione e di riabilitazione.

Gli infortuni nel calcio: cosa fare

La prevenzione è l’unica “strategia da campo” per ridurre gli infortuni; sta infatti assumendo sempre maggiore importanza all’interno dei programmi d’allenamento.

Alla base del lavoro preventivo individualizzato ci deve essere la valutazione dell’atleta; questo può avvenire stilando programmi preventivi specifici dopo aver eseguito un’attenta e articolata batteria di test.

Per ogni atleta, il preparatore dovrà conoscere gli infortuni pregressi, i fattori di rischio, le recidive, ecc:

Ogni soggetto, infatti, presenta scompensi e disequilibri muscolari che se trascurati possono determinare infortuni più seri.

Il programma dovrebbe prevedere utilizzo di esercizi che riguardano:

  • Propriocezione,
  • Rinforzo Muscolare,
  • Core Stability,
  • Mobilità Articolare e
  • Flessibilità Muscolare.

In realtà la gran parte degli infortuni deriva dal continuo stress a cui muscoli, tessuti e articolazioni vengono sottoposti senza un tempo adeguato e corretto per il recupero o la guarigione, il che costringe soprattutto le squadre di vertice ad aumentare le rose, con i relativi costi diretti e indiretti a cui vengono sottoposte.

Emanuele Aiuto

Tempo di lettura: 2’00”

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.