Diario stanco di storie incompiute

    Diario stanco di storie incompiute.

    Storie, storie, storie. Sono tutte storie. Storie di qua, storie di là. Alcune a lieto fine, altre con un finale drammatico.

    Tutti raccontano storie. Vere o inventate che siano.

    E tutte con dei gran finali che fanno riflettere, pensare. Sperare, perché no.

    Le mie storie, invece, non hanno un finale. Sono incompiute.

    No, niente finale e tanto meglio così.

    Terminano all’improvviso, sul più bello. Così, di botto, senza senso ™.

    In maniera fastidiosa e pedante. Una frustrazione bella e buona.

    Perché lo faccio?

    Beh, ci sono tre buoni motivi per cui le mie storie non prevedono un finale.

    PRIMO MOTIVO PER CUI LE MIE STORIE NON HANNO UN FINALE

    A ben vedere, il finale è qualcosa che ci siamo inventati noi, noi umani dico. L’abbiamo inventato per far sì che ciò che noi stiamo raccontando sia definibile come storia.

    Inizio, svolgimento, finale.

    Così ci hanno insegnato.

    I finali sono rassicuranti, diciamolo. Molti racchiudono una morale, un’idea, un principio. Se ne trae un insegnamento. I finali ti arricchiscono.

    È vero o no?

    I finali, dannazione. Servono a chiudere qualcosa di iniziato e scongiurare tante belle nevrosi a ossessivi-compulsivi come me (e probabilmente anche come te!) in tutto il globo.

    Servono a sciogliere un intreccio ben definito nel corso del racconto.

    Il finale porta a quella catarsi dal logorio della vita moderna che solo un Cynar o una bella storia qui su Men’s Life potrai trovare.

    O almeno, in Men’s Life SPERI di trovare. Perché, come sto dicendo dall’inizio, con me il finale te lo scordi.

    …Oh, ma mi stai seguendo?

    Comunque, a ragion veduta potremmo dire che tutta l’intera storia narrata non sia altro che un percorso tortuoso o una lunga preparazione che ha come obiettivo quello di giungere al finale tanto atteso e sospirato.

    Ah, che sollievo. Ora sappiamo come va a finire il racconto. La storia è compiuta.

    Il finale è quello che tutti ci aspettiamo.

    Ora, il punto è: nella vita non ci sono finali. Lo dice anche Bojack Horseman.

    Ce n’è solo uno: quando ci ritroveremo distesi su un letto di marmo.
    Quando avremo stirato le zampe.
    Quando saremo tornati al creatore.
    Quando guarderemo le margherite dalle radici.
    Quando saremo mangime per vermi.
    Quando…

    Vabbè, hai capito.
    La vita non ha finali. La vita è una lunga sequenza di cose che capitano per lo più alla rinfusa, in una sequenza apparentemente logica in cui noi cerchiamo di districarci dandoci un senso.

    E non ci sono finali. Non esiste il “vissero felici e contenti” o roba simile.

    Ogni tanto hai dei momenti migliori, altre volte no. Per molto tempo non succede nulla e forse ti annoi. Molte volte sei di corsa, perché la vita è tutta una corsa, oddio non ce la farò mai.

    Altre volte te ne stai invece seduto senza far nulla a guardare quello che succede intorno.

    E cominci a fantasticare sulle persone che passano davanti, sulle nuvole e su tutta la musica che ascolti mentre te ne stai seduti lì. O forse preferisci farlo in silenzio?

    Osservare, niente più.

    Passano molte macchine davanti a me, in una direzione e nell’altra. Alcune si fermano, si apre lo sportello e senza accorgermene mi portano via da quel luogo dove sono seduto.

    Quando me rendo conto, scendo immediatamente. E immediatamente torno seduto sul bordo della strada ad osservare in silenzio.

    Davanti a me due persone iniziano a parlare, sento quello che dicono.

    Ma poi la loro voce si fa fioca e le loro azioni le continuo io.

    Ecco perché questa rubrica su Men’s Life è un diario. Perché alla fine di cosa vuoi parlare? Di quello che più o meno ti succede quando cerchi di non annoiarti o mentre sono di corsa.

    Di cose apparentemente marginali, tante volte, lo so. Ma che per motivi che non so spiegare, solleticano il mio pensiero e un po’ mi fanno ridere.

    SECONDO MOTIVO PER CUI LE MIE STORIE NON HANNO UN FINALE

    Il secondo motivo per cui non ci sono finali nei miei racconti è che sono troppo pigro per pensarne uno. Davvero, credimi. Sono una delle persone più pigre al mondo.

    Un finale? Bah, troppa fatica. I finali devono essere scritti bene, richiedono un certo sforzo in più rispetto al resto dell’intreccio.

    Ed io non ho nessuna voglia di spremermi le meningi. Figuriamoci.

    TERZO MOTIVO PER CUI LE MIE STORIE NON HANNO UN FINALE

    C’è poi un terzo motivo per cui le mie storie non hanno un finale.

    Simone Buffa

    La leadership del regista teatrale

    LA LEADERSHIP DEL REGISTA

    Il ruolo di regista teatrale richiede delle abilità che, trascendendo dal mero aspetto creativo, rientrano all’interno di una sfera di capacità che possiamo definire leadership. Come in altri ambiti professionali, la leadership è una...
    la regola del tre

    La regola del tre : Il teatro e il Public Speaking

    La “ regola del tre ” è un artificio oratorio basilare nelle tecniche di public speaking, che consente un’esposizione incisiva ed efficace degli argomenti che si intende esporre dinanzi ad una platea. “ La regola...
    cellulari a teatro

    CELLULARE O TEATRO ?

    Ricordo di aver avuto quindici o sedici anni quando accadde. Mi trovato al Teatro Biondo di Palermo, città nella quale vivevo da adolescente. Ero in platea con alcuni compagni di scuola e andava in scena...
    lettura drammatizzata

    La lettura drammatizzata

    Cos è la lettura drammatizzata? La migliore immagine che potremmo dare per esprimere l’essenza di una lettura drammatizzata è quella di lettura come gesto. Non si tratta ovviamente di movimento fisico vero e proprio sulla...
    Il teatro statistiche e spettacoli

    Il teatro: statistiche e spettacoli

    Secondo una statistica basata sui dati più recenti raccolti dall’Osservatorio dello Spettacolo della SIAE, nel 2016 in Italia sono stati portati in scena 136.676 spettacoli teatrali. La distribuzione del numero di spettacoli teatrali è circa...
    La pausa teatrale

    Le pause teatrali – A volte la migliore musica è il silenzio

    “A volte la migliore musica è il silenzio, diciamo”. Era il 1992 ed era con questa frase che si concludeva MISERERE, il sesto album in studio di Zucchero. Ma qual è il ruolo del silenzio nella...
    Non è poi la fine del mondo

    Non è poi la fine del mondo

    Dal 15 al 18 Febbraio è andato in scena al Teatro Petrolini di Roma lo spettacolo “ Non è poi la fine del mondo ”, una collaborazione con l’attrice e co-autrice Francesca Bruni. Una...
    Il teatro per bambini

    Il teatro per bambini

    IL TEATRO PER BAMBINI Chi l’ha detto che andare a teatro è un’attività riservata agli adulti? Niente di più sbagliato! Il teatro può rivolgersi anche ad un’utenza rivolta ai più piccini, con spettacoli dedicati e pensati...
    La sintesi additiva dei colori

    Il teatro e la magia delle luci

    Il teatro la mia vita: Una delle cose che mi ha sempre affascinato dell’universo che gira intorno al teatro è la magia che si viene a creare per mezzo delle luci. A mio modo di vedere...
    improvvisazione

    L’improvvisazione non si improvvisa!

    Cosa è l'improvvisazione nella recitazione: Per molto tempo il termine “ improvvisazione ” prestato all’attività recitativa è stato legato a doppio filo con la tradizione della Commedia dell’Arte. Uno stile e un genere tutto italiano nato...

    Il Sofà di Gaetano Buonpane

    Salute e benessere