Long Covid, la misteriosa e sgradita eredità del coronavirus

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di Alberto Aiuto

Come tutte le malattie infettive anche il Covid lascia degli strascichi. In genere, nella maggior parte dei pazienti, si assiste ad un progressivo miglioramento nel tempo.

Tuttavia, studi recenti hanno documentato uno o più sintomi residui anche fino a un anno dopo la fase acuta della malattia.

I sintomi più frequentemente riportati sono fatica a respirare, debolezza e tosse; seguono dolore toracico, tachicardia, disturbi dell’equilibrio, nausea o febbricola.

Tra i pazienti che hanno avuto il Covid, il 60% è ancora sintomatico a 2 mesi dalla dimissione; questa percentuale si riduce al 40% dopo 6 mesi.

In generale, è comune la percezione che la propria qualità di vita sia inferiore di prima.

La curva scende, il numero dei contagi cala lentamente e negli ospedali si liberano posti.

Ma ammalarsi di Covid-19, anche per i vaccinati con tre dosi, non è una esperienza indolore.

Non per tutti un tampone negativo, dopo la fase acuta della malattia, è sinonimo di guarigione.

Le stime indicano che oltre la metà delle persone che hanno avuto infezione da Sars-CoV-2 sperimenta conseguenze spiacevoli anche dopo la negativizzazione del tampone, ovvero astenia, cioè debolezza “importante e persistente”, anoressia, febbre ricorrente, dolori di vario tipo e stanchezza, anche mentale con difficoltà di concentrazione e problemi di memoria.

Tale condizione può colpire chiunque: anziani e giovani, sani e con malattie preesistenti, persone ricoverate in ospedale e in quelle con sintomi lievi.

È la cosiddetta sindrome post Covid, o long Covid.

I Centers for Disease Control (Atlanta) la descrivono come “una costellazione di numerosi sintomi debilitanti” che persistono per mesi dopo la guarigione.

I dati mostrano che le persone che avevano contratto il virus in forma più grave, hanno maggiori probabilità di presentare una forma di Long Covid.

Inoltre, le donne sono molto più suscettibili agli strascichi del virus, il doppio rispetto agli uomini.

Long Covid, una malattia ancora con tante incognite

Ancora sappiamo poco sulle sue cause. Le più probabili sono quattro, e potrebbero essere tutte vere e coesistere, oppure ce ne potrebbe essere una predominante, magari scatenata dalle altre.

1 – Il Sars-CoV-2, dopo la guarigione, rimarrebbe nell’organismo in concentrazioni non rilevabili, e continuerebbe ad alimentare un’infiammazione cronica.

2 – Potrebbe essere l’esito dei danni non ancora ben definiti apportati a vari organi e tessuti da un’infezione così violenta.

3 – Potrebbe essere dovuto ad una perdita di equilibrio del sistema immunitario, che, dopo essersi attivato contro il coronavirus, non riuscirebbe più a tornare allo stato precedente, ovvero ad un’autentica reazione autoimmune, già proposta per molte delle altre sindromi post virali note.

4 – Potrebbe essere causato da un effetto secondario di Sars-CoV-2, che risveglierebbe altri virus già presenti nell’organismo, in stato quiescente.

Al momento, l’ipotesi che sembra attrarre maggiori consensi è quella dell’auto immunità.

Long Covid, quando il virus passa ma i sintomi restano.

I sintomi da Long Covid cambiano a seconda della variante con cui il paziente è venuto a contatto.

Se con la prima ondata del 2020 molti pazienti riferivano perdita di olfatto, difficoltà di deglutizione e problemi all’udito per lunghi mesi, successivamente si sono moltiplicate le testimonianze di dolori, nebbia mentale, ansia e depressione.

E così via, a ogni nuova mutazione.

Da segnalare che la massiccia campagna vaccinale ha conseguenze positive, anche sul post malattia.

Viceversa il post Covid colpisce maggiormente i pazienti non vaccinati con sintomatologia anche molto simile a quella che vedevamo nel 2020-21.

Al di là degli obblighi di legge, vaccinarsi, indossare le mascherine, lavarsi frequentemente le mani, mantenere la distanza interpersonale ed eseguire tamponi quando necessario, restano le migliori strategie di prevenzione che aiutano a minimizzare la diffusione del Covid-19 e a limitarne le sequele dopo la guarigione.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’00

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