Stampante 3D: Ai confini dell’immaginazione

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di Alberto Aiuto

Il 9 ottobre scorso, grazie ad una tecnica innovativa, è stata impiantata a Bologna per la prima volta al mondo una protesi di caviglia personalizzata, costruita con una stampante 3D, con una lega di Cromo-Cobalto-Molibdeno.

Il paziente finora considerato inoperabile, oggi cammina.

Quella che qualche anno fa poteva sembrare una innovazione futuristica, oggi è realtà.

Il primo brevetto delle stampanti 3D risale al 1985, quando Chuck Hull creò la stereolitografia.

Ma è dal 2002 che sono state potenziate tanto da poter creare oggetti praticamente con qualunque materiale.

Oggi vengono utilizzate in diversi ambiti.
  • Nel settore aerospaziale i ricambi vengono stampati direttamente nelle navicelle;
  • i dentisti realizzano gli impianti in giornata;
  • in gioielleria si producono pezzi unici, progettati da mastri artigiani, impossibili da realizzare con i metodi tradizionali.
Poteva il settore medico non appropriarsi di questa tecnologia?

Infatti, puntualmente da qualche anno i media ci informano dei più disparati interventi chirurgici.

2013: Alla Princeton University fu impiantato il primo orecchio bionico, che, secondo gli esperti, “può sentire cose che l’orecchio umano non può percepire”.

2014: Dall’Olanda arrivò la notizia del primo trapianto di cranio stampato in 3D.

2015: A New York fu effettuato il primo trapianto facciale.

Lo scorso anno, nel North Carolina è stata realizzata una macchina 3D che stampa organi, tessuti ed ossa in materiale biodegradabile.

Alla North Western University hanno realizzato delle bio-protesi che sostituiscono le ovaie, sempre con un materiale biocompatibile.

E si sta lavorando ad un prototipo di fegato di 4 millimetri di diametro in grado di produrre proteine e colesterolo.

Inoltre si sta cercando di sviluppare un tessuto clinico per la sperimentazione dei farmaci che potrebbe porre fine alla sperimentazione sugli animali.

In pratica, in un futuro neanche troppo lontano in caso di bisogno potremo avere organi stampati su misura come:

  • cuore,
  • reni,
  • fegato
  • ma anche pelle,
  • valvole,
  • ossa,
  • occhi e
  • nervi

Una delle più avanzate tecniche di medicina rigenerativa è il bioprinting che, per riprodurre organi e tessuti, usa cellule umane al posto di plastiche e polimeri.

Con gli organi stampati con cellule omologhe si eviterebbe il rischio di rigetto e la necessità di ricorrere alle donazioni.

Potrebbe essere una soluzione alla cronica richiesta di organi che affligge tutto il mondo e non risparmia il nostro paese:

Nel 2014 solo 3.037 pazienti sono stati trapiantati a fronte di 9.191 persone in lista di attesa (insomma, uno su tre).

Ma già la scienza si sta ponendo un nuovo obiettivo: quello di fabbricare organi in miniatura con una macchina capace di utilizzare un “inchiostro” fatto con i neuroni.

E già si sta lavorando alla costruzione di un cervello, la cui realizzazione potrebbe avere un impatto significativo sulla vita delle persone di tutto il mondo.

La realizzazione di modelli in vitro più realistici permetterebbe infatti una migliore comprensione di questo affascinante organo e delle patologie che lo affliggono.

Sarà infatti possibile ottenere informazioni preziose sulla fisiopatologia del sistema nervoso centrale e si potranno studiare con maggior efficacia i farmaci per la cura delle malattie che lo colpiscono (Alzheimer, Parkinson).

L’uomo bionico è sempre più vicino.

Grazie alla stampante 3D siamo in grado di riprodurre organi, tessuti, ossa e ovviamente anche farmaci.

Noi, poveri mortali, per prepararci al futuro prossimo venturo, nel frattempo possiamo solo esercitarci con una stampante 3D acquistata su Amazon:

Costa meno di 250 euro… anche senza Black Friday.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’30”

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