Cancro del colon retto: nel Lazio solo il 17% degli invitati fa lo screening salvavita

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Marzo è il mese dedicato alla prevenzione del secondo carcinoma più diffuso in Italia.

I medici dell’Associazione Italia Gastroenterologi ed Endoscopisti Ospedalieri invitano allo screening e annunciano l’avvio di un importante studio per individuare e rimuovere le criticità che riducono la partecipazione della popolazione allo screening.

I numeri del cancro al colon in Italia riportano nel 2022 una stima di circa 48.100 nuove diagnosi (uomini 26.000; donne 22.100) e una mortalità che si stima per il 2021 di 21.700 decessi.

Lo screening è uno strumento di salute tanto più efficace quanto più partecipato e ha come scopo principale di intercettare le lesioni precancerose rappresentate dai polipi del grosso intestino o dai tumori in una fase precoce di malattia.

Lo screening del cancro colo-rettale si rivolge ad una popolazione di età adulta, che viene invitata dal proprio medico di medicina generale a aderire alla iniziativa, ritirando generalmente in farmacia un kit per la ricerca del sangue occulto in un piccolo campione di feci.

Solo in caso di positività si procede ad effettuare l’esame di secondo livello rappresentato dalla colonscopia.

Nella Regione Lazio il programma di screening per la prevenzione del cancro del colon retto è iniziato nel 2015.

Attualmente, nella regione, la popolazione in target è rappresentata da 1.006.000 persone tra i 50 e i 74 anni.

Nel 2023, grazie a programmi attivati su tutto il territorio, il 100% dei soggetti aventi diritto ha ricevuto l’invito ad effettuare lo screening di primo livello (ricerca di sangue occulto nelle feci) ma solo il 17,6% ha aderito al programma di prevenzione.

A causa di questo tumore nel Lazio si stimano ogni anno circa 29 morti ogni 100.000

A fronte di questi dati è importante sapere che tra coloro che scelgono di aderire al programma di screening, si rileva una significativa percentuale di guarigione con sopravvivenza fino al 90%, nei casi frutto di una diagnosi precoce del problema.

“Tali dati confermano l’importanza del programma di screening del cancro del colon retto – afferma la Dott.ssa Lucia d’Alba Presidente Regionale Lazio – e giustificano uno sforzo maggiore per favorirne l’adesione, attraverso processi organizzativi che vadano direttamente a raggiungere la popolazione target, promossi dalle società scientifiche, dai coordinamenti screening locali, con l’ausilio dei comuni, e di associazioni culturali o di vario genere.

Altra importante possibilità sarebbe quella di coinvolgere i medici di famiglia che interagiscono di frequente con buona parte della popolazione in target, in modo che possano sensibilizzarla sull’importanza di aderire al programma di screening.

A causa di questo tumore nel Lazio si stimano ogni anno circa 29 morti ogni 100.000 uomini e circa 19 decessi ogni 100.000 donne uomini e circa 19 decessi ogni 100.000 donne.

Consapevole del valore determinante della prevenzione e della diagnosi precoce Aigo ha promosso nei primi mesi dell’anno l’indagine:

“Fattori che influenzano gli esiti dello screening organizzato del cancro colon retto in Italia”,

che ha coinvolto oltre 50 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane.

“La surveynasce dalla considerazione che il grado di partecipazione allo screening del cancro colon retto in Italia è significativamente eterogeneo.

Lo afferma Marco Soncini Presidente di Aigo e Direttore del Dipartimento MedicoASST Lecco – generalmente le regioni del centro nord dell’Italia raggiungono performance più elevate (40- 50%) di quelle del sud e delle isole (10-15%).

Più elementi concorrono a determinare l’adesione allo screening del cancro colon retto.

Conoscere i fattori che favoriscono o al contrario riducono l’adesione allo screening permette di iniziare un percorso di rimozione delle criticità”.

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