#andratuttobene: il grido di speranza è così efficace?

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di Nicola Fratiglioni

Uno degli hashtag più digitati, se non il più digitato in queste settimane è sicuramente #andratuttobene:

Nato offline, da post-it incollati qua e là per le città, sui vetri delle auto o sui cartelli alla fermata del tram, “andrà tutto bene” è diventato il mantra che chiunque cita in interviste, discorsi, conferenze stampa e post.

I balconi di tutta Italia si sono riempiti di cartelloni e lenzuoli con il disegno di un arcobaleno ad incorniciare questo incoraggiante messaggio.

Al di là della positività e della speranza che il contenuto di questa frase ci trasmette, c’è un altro aspetto che va considerato quando si parla di comunicazione:

La forma linguistica del messaggio. Dal punto di vista dell’efficacia comunicativa la scelta di alcuni elementi non è stata così efficace, a mio avviso.

Primo dettaglio: #andratuttobene parla in terza persona.

Nel coaching, qualsiasi espressione che porti positività, speranza o spinga una persona a “premere sull’acceleratore” delle sue performance, deve essere inquadrata in prima persona (o in seconda, se è il coach a parlare con il cliente).

Proviamo a “sentire” come suona:

“farai andare tutto bene” o “farò andare tutto bene”.

E adesso proviamo a confrontarli con “andrà tutto bene”: che differenze notiamo?

Sicuramente il messaggio in terza persona crea una sorta di distanza fra noi e chi o cosa dovrà far andare tutto bene.

In qualche modo è come se ci dicesse: <<stai tranquillo che ci penserà qualcun altro a sistemare tutto>>.

Delegare la responsabilità toglie preoccupazioni ma allo stesso tempo depotenzia la nostra capacità di influenzare il nostro futuro.

Secondo dettaglio: #andratuttobene utilizza il tempo futuro.

Il presente è l’unico tempo in cui si agisce e quindi l’unico tempo in cui possiamo influenzare il futuro.

Dovrebbe anche essere l’unico tempo in cui vivere, evitando di crogiolarci nel passato o di preoccuparci per il futuro.

Anche qui, facciamo una prova: confrontiamo “andrà tutto bene” con “va tutto bene” o meglio ancora “faccio andare tutto bene” o “facciamo andare tutto bene”!

La forza è ben diversa…

Terzo dettaglio: cosa evoca #andratuttobene?

Qualsiasi parola che ascoltiamo disegna nella nostra mente, come su una tela, immagini che emergono da ricordi o esperienze collegate a quella precisa parola o espressione.

Cosa evoca “andrà tutto bene”?

Le risposte possono essere molto soggettive ma credo che nella maggioranza dei casi possa richiamare una voce affettuosa (della mamma o della nonna) che ci tranquillizzava da bambini: bellissima sensazione, per i più.

D’altro canto, se ci pensiamo bene, siamo anche abituati a sentire questa frase come “ultima spiaggia”, quando la disperazione è tanta e le soluzioni non si vedono all’orizzonte: immagine da evitare, specialmente in questi momenti.

E adesso cosa scrivereste sul post-it da attaccare ad ogni angolo della vostra città?

In ogni caso per tutte le novità sul coronavirus ti invitiamo sempre a verificare le informazioni e le notizie sulla sezione specifica del Ministero della Salute

Nicola Fratiglioni

nicolafratiglioni.com

Tempo di lettura: 1’40”

Foto tratta da: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/03/11/andratuttobene-arcobaleno-sui-balconi_ac60cbc4-38cb-4bd1-87ac-ba36b6c750fd.html

 

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