Aumenta la disponibilità dei vaccini contro le malattie infettive

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di Alberto Aiuto

L’umanità deve convivere con un numero incredibilmente elevato di microrganismi (batteri, funghi, virus).

Non tutti sono nemici dell’uomo.

Purtroppo alcuni sono pericolosi per la nostra salute ed hanno la capacità di provocare gravi patologie, come peste, colera, tetano, tubercolosi, vaiolo, AIDS, rosolia, varicella e, last but non least, l’attuale SARS-CoV-2.

Siccome non abbiamo farmaci efficaci contro molti dei patogeni causali, siamo “costretti” a potenziare il nostro sistema immunitario mediante i vaccini. La saggezza popolare suggerisce che “prevenire è meglio che curare”, un detto sempre più attuale.

Nel corso degli ultimi 18 mesi, durante i quali ci siamo distratti per far fronte alla pandemia da Covid-19, la scienza è andata avanti e ha messo a disposizione dell’umanità altri vaccini.

Parliamo del vaccino contro il Plasmodium falciparum, che causa la malaria e di quello contro l’herpes zooster, che provoca la varicella (nel bambino) e il fuoco di Sant’Antonio (nell’adulto). Parleremo di quest’ultimo in un prossimo articolo.

La malaria: stato dell’arte

La malaria è una tra le malattie infettive più antiche e mortali conosciute, ormai rara nel mondo sviluppato. (vedi https://menslife.it/unepidemia-millenaria-non-parliamo-di-covid19/).

In Europa ha un’incidenza di circa 8mila ogni anno, per lo più tra viaggiatori di ritorno da paesi in cui la malattia è endemica.

Purtroppo colpisce ogni anno 228 milioni di persone circa, quasi tutte nell’Africa sub-sahariana, e ne uccide 430.000, soprattutto bambini sotto i 5 anni.

Viene trasmesso dalle femmine di zanzara Anopheles, e causa febbre, letargia e brividi.

Può costringere un adulto a letto per settimane, impedire ai bambini di frequentare la scuola per lunghi periodi e gravare sulle famiglie con pesanti oneri per le spese mediche.

Finora i sistemi più efficaci, che hanno ridotto nel periodo 2000-2019 i decessi da 736mila a 430mila all’anno, sono stati tre: l’impiego di insetticidi e zanzariere, l’eliminazione dell’habitat delle zanzare e il trattamento delle persone infette con farmaci antimalarici.

Vaccino antimalarico: una buona notizia

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il via libera per l’uso di massa nei bambini del primo vaccino contro la malaria, il Mosquirix, da distribuire in zone ad alto rischio come l’Africa Sub-Sahariana.

Deve essere somministrato in tre dosi tra i 5 e i 17 mesi di vita, poi in una quarta 18 mesi più tardi, ma ha un’efficacia limitata.

Previene il 39% dei contagi e il 29% dei casi gravi; in associazione con i comuni farmaci antimalarici (clorochina o artemisina), riduce del 70% dei ricoveri ospedalieri o dei decessi, un’efficacia molto lontana all’85-95% dei vaccini che usiamo contro la maggior parte di altre malattie infettive.

È un’approvazione importante, ma è ancora presto per esultare.

Non è infatti uno scudo infallibile e non riuscirà a eradicare la malattia, ma può cambiarne drasticamente il corso e aiutare a proteggere i tanti piccoli che non vengono tutelati in altro modo.

Il prossimo passo è rendere disponibile questo vaccino per le popolazioni che vivono nelle aree in cui la malaria è considerata una malattia endemica (tra le più povere del mondo): GSK, produttore del farmaco, si è impegnata a fornire fino a 15 milioni di dosi all’anno (un quantitativo certamente insufficiente) con una maggiorazione sul prezzo che non superi il 5% del costo di produzione.

In futuro si prevede anche l’impiego di una tecnologia genetica in grado di diminuire la densità di zanzare Anopheles, vettori della malattia: un metodo sicuro, non dannoso né per la natura né per gli esseri umani, complementare, se approvato, al nuovo vaccino.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’30”