Emergenza coronavirus: Chi ha paura dell’orso?

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di Giorgio Jacobini e Karol Soprano

Emergenza coronavirus: Chi ha paura dell’orso?

Nelle ultime settimane ci siamo ritrovati ad aver paura di tante cose.

Come se non bastasse, negli ultimi giorni ci si è aggiunta anche la finanza con il timore dell’orso.

Ma che vuol dire?

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In finanza esistono due animali: il toro e l’orso.

Questi animali si collegano alla finanza per il modo in cui attaccano la preda.

Dal basso verso l’alto il primo e dall’alto verso il basso il secondo.

Un mercato Toro (Bull Market) è caratterizzato da ottimismo e previsioni positive, il che influisce positivamente sulle quotazioni azionarie.

Un circolo virtuoso che porta più persone ad investire facendo crescere ulteriormente le valutazioni azionarie.

Sulle borse le richieste di acquisto saranno superiori a quelle di vendita e la percezione del rischio si ridurrà a favore dei potenziali guadagni.

Per le aziende si verificherà un eccesso di domanda da parte dei consumatori, rispetto all’offerta che sono in grado di fornire, facendo in questo modo salire i prezzi e gli introiti delle stesse.

La positività della figura del toro si riflette anche nella tradizione folkloristica di scattare una foto, una volta in viaggio a New York, toccando i genitali del celebre toro di Wall Street.

Emergenza coronavirus: Chi ha paura dell’orso?

Un mercato Orso (Bear Market), al contrario, è caratterizzato dal pessimismo e da previsioni negative.

Ciò influisce negativamente sulle quotazioni azionarie.

Meno persone saranno disposte ad investire sulle azioni spingendo ulteriormente in basso i valori.

Sulle borse le richieste di vendita saranno maggiori di quelle di acquisto e la percezione del rischio aumenterà per il timore di realizzare perdite

Ne beneficeranno gli asset ritenuti più sicuri.

Per le aziende l’offerta supererà la domanda di beni da parte dei consumatori, portando i prezzi a scendere insieme agli introiti delle stesse.

Il parametro generalmente seguito per individuare l’inizio di una fase o dell’altra è una discesa di 20 punti percentuali sui principali listini.

Dal punto più alto a quello più basso (fase orso) o una salita della medesima entità sempre sui principali listini da quello più basso a quello più alto (fase toro)

Emergenza coronavirus: Chi ha paura dell’orso?

Qui finisce la teoria, ma su cosa dobbiamo puntare l’attenzione?

Il rischio è sempre quello di scambiare un sintomo per una malattia.

Nel nostro ultimo articolo parlavamo di come siano cambiate le crisi finanziarie nel corso del tempo.

Da graduali e prolungate nel corso del tempo a violente e di durata contenuta.

E’ razionale pensare che anche i tradizionali orsi e tori non siano più gli stessi.

Se la dicotomia fosse davvero così netta, in un mercato orso tutte le numerose richieste di vendita rimarrebbero inevase per l’assenza di qualcuno che compra ed allo stesso modo.

In un mercato toro, nessuno venderebbe nella fiducia di poter ottenere rendimenti più alti.

Inoltre, le diverse borse hanno dinamiche proprie che rendono difficile il richiamo a categorie valide per ciascuno di essi, pensate ad esempio al listino italiano ed a quelli americani.

In generale l’aspetto principale da considerare è la durata.

I termini e le loro caratteristiche hanno poco senso se non vengono inquadrati in un’ottica temporale e, da questo punto di vista, la storia finanziaria non aiuta per l’impossibilità di individuare una durata specifica per queste fasi.

A questo si aggiunge il fatto che l’economia e la finanza non sono un compartimento stagno, anzi gli ultimi anni ci hanno insegnato come gli interventi statali abbiano fornito gli anticorpi per curare le inefficienze dei mercati.

Di sicuro i migliori rendimenti dei mercati toro si sono realizzati durante i primi mesi successivi alle fasi orso.

La storia finanziaria, stavolta, ci mostra chiaramente come i giorni peggiori ed i giorni migliori di borsa tendano ad essere ravvicinati.

Ma come ci si deve comportare nei diversi contesti?

Per dare delle indicazioni di massima riteniamo sia opportuno concentrarsi su due aspetti ed in chiusura fornirvi uno spunto di riflessione.

Il primo riguarda un aspetto che abbiamo riscontrato nel relazionarci ai nostri clienti, ovvero la riduzione della percezione del rischio nelle fasi toro.

Infatti, sebbene sia comprensibile e corretta la ricerca di guadagni maggiori quando le prospettive sono positive, la propensione al rischio è un fattore individuale strettamente legato agli obiettivi che una persona intende raggiungere.

Quindi ben vengano le correzioni, ma significativi scostamenti all’inseguimento del mercato sono da sconsigliare in maniera decisa.

Il secondo riguarda le fasi orso ed è un approccio che, a prescindere dalla durata di queste, riteniamo essere corretto.

Per riprendere il riferimento zoologico, l’orso prima di andare in letargo fa le provviste, caccia ed aumenta la sua massa adiposa.

Allo stesso modo, in queste fasi, sarebbe opportuno fare tanti piccoli acquisti mirati e dilazionati nel tempo, in quanto, i guadagni più cospicui delle fasi toro si costruiscono proprio nelle fasi orso.

Ben vengano i piani d’accumulo, ma anche senza un programma specifico, acquisti mirati su quei settori provati da aspettative negative e quindi comprati a sconto, ma che su una visione più lunga promettono risultati importanti.

L’economia e la finanza sono mutati

Non tutti i listini sono uguali e non tutti i settori sono uguali, questo è probabilmente il principale cambiamento di cui prendere coscienza.

Imparate a scavare all’interno di ciò che avete in portafoglio e di ciò che intendete comprare, non guardate solo i numeri, belli o brutti che siano, non cercate la “fregatura”, ma la “visione”.

Emergenza coronavirus: Chi ha paura dell’orso?

A prescindere dalle diverse fasi di mercato esistono settori che modificheranno il nostro modo di vivere futuro e se oggi Amazon o Google sono realtà affermate, solo pochi anni fa erano semplici aziende come tante.

Con l’aiuto di un esperto cercate l’idea che sta dietro un investimento, approfondite e confrontatevi, perché questo settore e non quest’altro, non fermatevi al termine “azionario globale”, che poi è anche il modo migliore per vivere con serenità qualunque fase di mercato.

Giorgio Jacobini
Karol Soprano

Tempo di lettura: 1’30”

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