Covid-19. L’epidemia sta riprendendo?

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di Alberto Aiuto

L’epidemia sta riprendendo?

Nel lontano 1985 i Righeira vincevano il Festivalbar con una canzone malinconica, che ricordava all’Italia vacanziera una verità incontrovertibile: “L’estate sta finendo e un anno se ne va”.

Anche quest’anno, l’estate è agli sgoccioli, ma non abbiamo la stessa certezza. Abbiamo solo la speranza che l’anno vada via e con esso possa scomparire anche il virus per antonomasia: il Coronavirus.

Puntuali i titoli dei giornali ci informano che il numero di contagi è ritornato ai livelli di maggio.

E si sa che “gutta cavat lapidem”. Di conseguenza i nostri pensieri, le nostre aspettative rimangono focalizzate sulla paura dei nuovi focolai, sul timore di una nuova ondata, sull’attesa del vaccino.

Gli atteggiamenti personali poi oscillano tra il terrore di contagiarsi e l’assoluta certezza che il virus sia scomparso o quanto meno la sua virulenza si sia attenuata.

L’epidemia sta riprendendo?

Diciamoci la verità. È troppo presto per avere una risposta definitiva a diverse domande cruciali:

  • qual è la natura di questo virus?
  • le scuole riapriranno senza rischi?
  • quanto durerà l’immunità fornita da un futuro vaccino?
  • qual è il reale rischio di ammalarsi gravemente di COVID-19 una volta contagiati?

Quindi è troppo presto per decidere come comportarci.  A proposito, sembrano maturi i tempi per organizzare una Consensus Conference tra i nostri esperti, che faccia il punto sull’attuale situazione e faccia chiarezza con autorevolezza sui punti maggiormente dibattuti, spazzando via le chiacchiere del primo che si sveglia (influencer, imprenditore, infettivologo d’assalto, etc).

L’epidemia sta riprendendo?
Covid-19. Cosa sappiamo

Oggi sembrano evidenti alcuni punti fermi, al di là delle singole interpretazioni. Rispetto alla scorsa primavera, sono cambiate moltissime cose: le categorie di persone sottoposte al tampone (oggi si cercano i contagi tra gli asintomatici);

L’età media dei nuovi contagiati (prima erano concentrati soprattutto tra gli ultrasettantenni);

La gravità dei nuovi casi e i ricoveri in terapia intensiva sono pochi; il tracciamento dei contatti dei positivi (per cercare di spegnere i focolai sul nascere); l’esperienza dei clinici nel trattare precocemente i nuovi casi.

A questo forse potremmo aggiungere che il virus sta mutando, dando luogo a ceppi con ridotta patogenicità, che peraltro all’inizio di luglio non erano ancora presenti in Italia e comunque non sono ancora dominanti.

È evidente che quanto fatto, compreso il lockdown, ha raggiunto l’obiettivo principale di evitare il collasso del sistema sanitario e le sue conseguenze.

L’epidemia sta riprendendo?
Covid-19. Cosa fare.

Cosa fare per contenere l’infezione? A mio avviso dovremmo ricordare, con le dovute differenze, quanto avvenne negli Anni 80, quando il mondo si trovò ad affrontare l’AIDS e la lotta all’HIV.

Anche allora il problema fu quello di far conoscere le modalità di contagio, capire l’evoluzione dell’infezione e come trattarla con farmaci mirati a ridurre la proliferazione virale e le sue conseguenze cliniche.

Uno dei primi interventi fu una capillare campagna pubblicitaria televisiva (“AIDS. Se lo conosci lo eviti”) e nelle scuole (testimonial Lupo Alberto), con cui si raccomandava, tra molte resistenze, l’uso del profilattico (“Fallo protetto”).

A livello singolo, proprio perché non sappiamo ancora chi, come e quando si infetterà e si ammalerà gravemente, in attesa di vaccini e/o farmaci antivirali veramente efficaci, la cosa più semplice da fare è seguire (tutti) con scrupolo le misure preventive, valide da sempre. Ricordiamo che la carica virale è l’indicatore principale per predire il rischio di progressione clinica dell’infezione.

Attualmente si sa che un individuo HIV positivo con una viremia molto bassa (non rilevabile) non trasmette l’infezione.

Per abbattere questa carica, mentre in primavera, anche per l’assenza di vaccino o farmaci, fu necessario il lockdown (imposto anche dove la pandemia era solo virtuale), oggi, in una situazione meno grave, per evitare la circolazione del Covid-19 è sufficiente l’insieme di distanziamento, mascherina e lavaggio delle mani. L’uomo prudente conosce il pericolo e si comporta di conseguenza, con le dovute precauzioni.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’50”

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