Diabete: Il pancreas artificiale non è più fantascienza.  

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di Alberto Aiuto

Sono passati cento anni da quando furono iniettati estratti pancreatici ricchi di insulina per ridurre la glicemia di alcuni cani diabetici.

Questa scoperta (premiata con il premio Nobel), ha cambiato la storia del diabete:

La malattia divenne curabile e cambiò la prospettiva di vita dei diabetici tipo 1 (insulino-dipendenti) che prima morivano in tempi rapidi dopo la diagnosi della malattia.

Da allora, la terapia insulinica si è evoluta e oggi, l’aspettativa di vita di una persona con diabete tipo 1 è sovrapponibile a quella di una persona senza diabete.

E le novità sono tutt’altro che finite.

Fino negli anni ’70 le insuline erano estratti non purificati, con contaminanti che rendevano difficile il controllo glicemico e spesso provocavano reazioni immunitarie.

Le iniezioni erano assai complicate (le siringhe andavano sterilizzate e preparate ogni volta).

Il farmaco doveva essere portato a temperatura ambiente.

Poi è iniziato un costante miglioramento:

Negli anni ’70, l’insulina purificata e negli anni ’80 l’insulina umana prodotta con la tecnologia del Dna ricombinante.

Successivamente sono state realizzate le insuline rapide da somministrare ai tre pasti e quelle lente per gestire la glicemia basale.

In particolare con un trattamento simile si riducevano le complicanze del diabete e anche che era possibile modificare la dose di insulina in funzione del pasto.

Il risultato è che la somministrazione di insulina, anche più volte al giorno, non permette il mantenimento costante di livelli di glucosio normali nel sangue e molti pazienti restano parecchie ore al giorno in iperglicemia o ipoglicemia.

Diabete: l’evoluzione della terapia insulinica.

Per evitare gli sbalzi degli zuccheri negli anni ’50 nacque l’idea del trapianto di pancreas o meglio di isole pancreatiche (che producono insulina al bisogno).

Insomma di un vero e proprio “pancreas artificiale”.

Questo intervento tuttavia richiede l’utilizzo di farmaci immunosoppressori a vita (non senza rischi).

Per cui finora sono stati riservati a “pochi” casi selezionati o, in futuro, l’impiego di cellule invisibili al sistema immunitario:

Una soluzione anti-rigetto ancora lontana.

Sono invece ampiamente utilizzati infusori indossabili, in grado di monitorare in continuo la glicemia, visualizzarne i livelli ed erogare automaticamente l’insulina in tempo reale, previa installazione sul corpo del paziente diabetico di sensori, di un serbatoio di insulina e di aghi per la sua somministrazione sottocutanea.

Un sistema complesso e non sempre sopportato dall’utilizzatore.

Robot impiantabile e capsule magnetiche: il primo pit-stop antidiabetico.

Alcune settimane fa è stato presentato un sistema innovativo (sviluppato a Pisa) molto simile al pancreas artificiale

(Diabetes Care. 2021;44:1459-61. Doi: 10.2337/dci21-0011).

Il sistema è composto da un piccolo robot, impiantato chirurgicamente a livello addominale e interfacciato con l’intestino che funge da pompa per l’insulina, e da pillole ingeribili in grado di ricaricare il dispositivo, quando il serbatoio della pompa va “in riserva”, attraverso uno speciale sistema magnetico di aggancio e trasferimento del farmaco dalla pillola al serbatoio del robot.

Una volta rifornito il serbatoio, il meccanismo magnetico si disattiva e la capsula vuota riprende il suo percorso fino alla normale espulsione.

Al momento il dispositivo è validato a livello preclinico, tuttavia poiché i risultati sono estremamente incoraggianti, potrebbe consentire in futuro di sviluppare il primo pancreas artificiale totalmente impiantabile.

I prossimi passi per raggiungere la clinica saranno soprattutto pratici:

Un’accurata ingegnerizzazione del sistema, un miglioramento della tenuta stagna dell’impianto e delle interfacce con i tessuti del paziente, oltre ad una dimostrazione a lungo termine degli indubbi benefici nel trattamento di patologie croniche.

Ma la strada è tracciata e la meta è vicina.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’50”

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