Intervista al dott. Federico Messina

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Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: oggi intervistiamo il dottor Messina è un chirurgo bariatrico, quindi esperto di quelle che sono le metodiche che vengono messe in campo per la cura dell’obesità. Dott. Messina la prima domanda che le faccio, ovviamente, è: qual è la definizione di obesità?

Dott. Federico Messina: l’obesità è una patologia riconosciuta ufficialmente dall’organizzazione mondiale della sanità.

Per quanto riguarda la classificazione, esistono diverse classi, io vorrei porre l’attenzione sul fatto che c’è la possibilità di calcolare se si rientra in una classe di obesità e quindi se si è a rischio.

Il primo parametro di riferimento per noi chirurghi bariatrici è il BMI, il body max index, indice di massa corporea che si calcola dividendo il peso per l’altezza espressa in metri al quadrato; questo da come risultato un punteggio che costituisce un parametro di riferimento importante per noi.

Adesso ci sono tante app che lo calcolano automaticamente e anche di facile fruibilità.

Per quanto riguarda la parte prettamente chirurgica, i parametri di riferimento sono quelli che portano un paziente ad essere idoneo e candidabile per un intervento chirurgico bariatrico.

Ci troviamo di fronte a pazienti che hanno un BMI tra 35 e 40 in presenza di patologie associate, ma anche oltre i 40 anche se non hanno patologie.

È importante notare come “obeso” è comunque un paziente che ha un BMI almeno di 27, per cui è vero che non rientra nella categoria tra 27 e 35 dei pazienti per cui è indicato o è possibile fare un intervento chirurgico bariatrico; tuttavia, rientra comunque nella categoria di pazienti che si possono definire effettivamente obesi e dunque avere tutti quei fattori di rischio dell’obesità.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: quand’è dunque che si interviene con la chirurgia bariatrica? Quali sono le condizioni che possono richiedere un intervento di chirurgia bariatrica?

Dott. Federico Messina: nel momento in cui ci sono delle patologie associate.

Per cui mi riferisco principalmente all’ipertensione, al diabete, alle cardiopatie, patologie da sovraccarico funzionale delle articolazioni ma anche patologie respiratorie come le apnee notturne, russamenti notturni e dunque anche tutta quella serie di patologie che comportano anche delle conseguenze a livello metabolico.

Il BMI di riferimento tra 27 e 35, è vero che non costituisce un’indicazione all’intervento chirurgico in sé, però resta comunque un campanello di allarme importante di obesità.

Quindi è vero che in questo caso non si rientra nelle indicazioni per l’intervento chirurgico ma ci sono anche degli altri trattamenti alternativi (meno invasivi rispetto all’intervento chirurgico) che è giusto che vengano valutati.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: quando parliamo dell’intervento chirurgico, che tipo di intervento si fa?

Dott. Federico Messina: esistono diverse tecniche. Gli interventi chirurgici vengono divisi in due grandi famiglie/categorie:

  • gli interventi restrittivi, ovvero quelli che determinano una riduzione del volume dello stomaco che si basano su un meccanismo di azione che comporta un aumento del senso di sazietà per cui si ha una sazietà precoce e una riduzione dei volumi e delle porzioni.
  • Gli interventi malassorbitivi o ipo-assorbitivi che comportano un bypass, ovvero un salto dell’intestino, un riarrangiamento dell’anatomia per cui il transito del cibo salta una porzione di intestino e dunque in questo caso viene assorbito di meno.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: allora so che esiste un’altra opzione che non prevede la chirurgia bariatrica e volevo saperne un pochino di più. Di cosa parliamo esattamente?

Dott. Federico Messina: l’alternativa principale resta la dieta o comunque un regime alimentare controllato e una rieducazione alimentare.

Dall’altra parte spesso chi ha avuto sempre problemi al controllo del peso e comunque ha combattuto con il peso da una vita, fondamentalmente, ha già provato tutta una serie di trattamenti dietetici e spesso con alterne fortune e in particolare con quella che viene definita la sindrome dello yo-yo: per cui si ha un calo del peso poi si ricominciano a riprendere le abitudini alimentari scorrette per cui si riprende il peso; e questo andamento ciclico in su e in giù con il peso può generare frustrazione.

Recentemente ci sono stati degli sviluppi di dispositivi tecnologici che hanno un ruolo importante anche in questo senso. Uno di questi è quello del palloncino intragastrico, che non è nuovo per sè nel trattamento dell’obesità, ma questo in particolare a cui mi riferisco è caratterizzato dal fatto che non prevede una endoscopia, quindi, non prevede anestesia e non prevede incisioni chirurgiche, ma è un dispositivo che viene ingerito/ingoiato attraverso la bocca e che poi  raggiunge lo stomaco. Si tratta di un dispositivo che è racchiuso all’interno di una capsula, come una compressa (come un farmaco da assumere).

Queste sono le sue dimensioni. È una capsula che, come vedete, è collegata ad un cateterino. Questa capsula viene spinta dalla bocca e dunque attraverso l’esofago raggiunge lo stomaco, poi facciamo una prima radiografia di controllo per verificare che il dispositivo sia correttamente arrivato alla sua sede e dopodiché viene gonfiato con una sua soluzione di gonfiaggio.

Tutto questo senza anestesia e con il paziente sveglio e cosciente, mentre manda giù contemporaneamente un bicchiere d’acqua mentre io guido la capsula verso lo stomaco.

Una volta gonfiato il dispositivo con la sua soluzione, facciamo una seconda radiografia di controllo che conferma che quest’ultimo abbia raggiunto la sua forma finale e soprattutto sia correttamente posizionato in sede. Di solito si posiziona sul fondo dello stomaco, sotto l’arcata costale a sinistra, e raggiunge le dimensioni di un pompelmo.

Questo contiene 550 ml di soluzione.

Il dispositivo resta in sede per tutta la durata del trattamento, distendendo le pareti dello stomaco ed evocando un senso di sazietà precoce. Per cui mimando quello che in maniera molto più invasiva viene invece eseguito da alcuni particolari interventi chirurgici.

Allargando le pareti dello stomaco, occupa un volume per cui la quantità di cibo necessaria e richiesta sarà minore. Dunque, basta una piccola quantità di cibo per evocare il senso di sazietà. Una caratteristica innovativa di questo dispositivo è data dal fatto che questo presenta una membrana sulla sua superfice che nel giro di 17 settimane si dissolve; dunque, l’acqua contenuta al suo interno viene espulsa nello stomaco, il disposto si riduce ad un sacchetto di polietilene che viene espulso per vie naturali, quindi anche in questo caso non è necessario nessun altro tipo di procedure per doverlo espellere.

Il dispositivo rientra in un programma di rieducazione alimentare e modificazione degli stili di vita. In particolare, di modifica di quelle che sono le cattive abitudini alimentari che hanno portato a raggiungere il peso a cui il paziente si trova e soprattutto anche magari alla scelta di combinazioni di alimenti non proprio adatti sia allo stile di vita del paziente ma soprattutto in generale all’elevato contenuto calorico.

Il paziente viene seguito per tutta la durata del trattamento da una delle mie dietiste; eventualmente ci può essere anche il supporto psicologico che è importante per poter controllare quelle che sono le origini di alcune pulsioni che possono aver portare a comportamenti alimentari scorretti, magari in particolari momenti della propria vita personale o professionale. Capita spesso che ci sono delle situazioni in cui qualcuno si trova ad affrontare delle situazioni professionali un po’ difficoltose oppure di vita come un divorzio o una separazione ecc., per cui si cerca di scaricare certe tensioni che molto spesso vanno a finire nel cibo. Ovviamente si tratta di un percorso di rieducazione, infatti il programma prevede anche di consumare tutta una serie di alimenti e ricette particolari che possono anche essere soddisfacenti, ovviamente, non superando i consigli indicati dalla mia equipe. D’altra parte, ovviamente questo comporta una aderenza da parte del paziente a questo nuovo regime e a questo percorso proprio per ottenere il migliore risultato possibile ma soprattutto mantenerlo una volta che il palloncino non ci sarà più.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: certo. Le volevo chiedere chi sono i candidati? Qual è il tipo di paziente a cui può essere offerta questa soluzione?

Dott. Federico Messina: si tratta di uomini e donne che hanno almeno un BMI di 27 e che non devono aver avuto delle patologie a livello gastrointestinale o interventi chirurgici a livello intestinale che possono costituire un ostacolo al passaggio del dispositivo una volta che questo si sarà sgonfiato e quindi dovrà essere espulso per via naturale.

Poi generalmente io faccio con i pazienti un video consulto di screening per capire se effettivamente ci sono delle indicazioni oppure no e generalmente c’è anche la mia equipe con la mia special manager che fa un’intervista piuttosto approfondita con il paziente per comprenderne le ragioni le motivazioni ed evitare che approcci a questo tipo di trattamento una persona che ha delle aspettative irrealizzabili.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: dott. Messina noi la ringraziamo per essere stato qui con noi e anche per averci illustrato questa alternativa alla chirurgia bariatrica e ci vedremo presto su MensLife o anche sull’altro nostro canale VediamociChiara. La saluto, arrivederci.

Dott. Federico Messina: molto volentieri arrivederci.

>>> Guarda l’intervista direttamente qui 

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