Pochi contagi da Covid: Qual è il segreto giapponese?

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di Alberto Aiuto

In Europa il numero dei contagi da Covid continua ad essere elevato: ormai tutti abbiamo riposto l’ultima speranza nella vaccinazione di massa.

Viceversa in Estremo Oriente la situazione dei contagi da Covid appare nettamente migliore.

In Giappone, lo scorso ottobre, è scattato l’allarme suicidi, quando il loro numero ha superato quello dei morti per Covid (si sono suicidate 2.153 persone, mentre le morti per Covid sono state 2.050).

Spesso, i nostri politicanti criticati per la gestione della pandemia, si auto-assolvono con la frase “copia e incolla”:

“la nostra popolazione è molto longeva e quindi maggiormente esposta agli effetti distruttivi del virus; inoltre non è che il resto d’Europa stia facendo meglio”.

Tutto vero.

Ma se ci spostiamo nell’Estremo Oriente, queste affermazioni appaiono delle scuse molto deboli.

Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, ma anche Australia e Nuova Zelanda sono infatti le nazioni in cui il coronavirus ha fatto meno danni.

Dall’inizio della pandemia allo scorso 15 marzo, in Giappone erano stati accertati 448.000 casi e 8.625 decessi (18 per milione di persone).

Numeri lontani da quelli europei.

E questo nonostante che ai cittadini del Sol Levante non sia stata imposta alcuna misura coercitiva.

Dati simili sono stati ottenuti anche in un’altra nazione asiatica, la Corea del Sud, ma solo grazie a durissime misure di lockdown, a una campagna capillare di test e all’obbligo di installare un’applicazione per il tracciamento dei contatti.

Qual è il segreto giapponese?

Il governo ha optato per restrizioni mirate piuttosto che oscillare tra gli estremi di un rigido blocco e le aperture libere per tutti.

Fondamentale è l’individuazione e l’isolamento “chirurgico” dei focolai di trasmissione, ottenuti grazie ad una specifica task force.

È stato poi chiesto di evitare spazi chiusi, luoghi affollati e stare a stretto contatto.

Nel caso sia impossibile, nelle le metropolitane affollate, se i finestrini sono aperti e tutti i passeggeri indossano correttamente le mascherine, il rischio è minimo.

Anche solo sedersi in diagonale, piuttosto che direttamente uno di fronte all’altro, può ridurre il rischio di infezione del 75%.

Sono poi stati indicati altri pericoli specifici:

  • bere e mangiare in gruppi di più di quattro persone;
  • parlare senza mascherine in ambienti chiusi;
  • vivere in piccoli spazi condivisi;
  • usare spogliatoi o stanze per le pause.

Queste scarne informazioni sono state diffuse attraverso i media tradizionali e i social.

Naturalmente, queste intuizioni non sarebbero servite a nulla se la gente comune le avesse ignorate.

A volte critichiamo i giapponesi perché sono una società troppo omogenea, che almeno questa volta questo “difetto” ha avuto un ruolo positivo.

Nelle ultime settimane, i contagi hanno raggiunto picchi da record:

il 15 marzo ci sono stati 713 casi e 57 decessi.

In Italia, che ha circa 60 milioni di abitanti (il Giappone più del doppio), abbiamo avuto 15.252 casi e 354 morti.

Globalmente nel 2020 in Giappone le morti sono leggermente diminuite rispetto all’anno precedente, per la prima volta negli ultimi 11 anni e nonostante il coronavirus.

Ma, considerato che in Italia abbiamo adottato misure simili, come spiegare questa drammatica differenza?

A parte i ritardi colpevoli nell’attuazioni di molte misure, probabilmente giocano un ruolo determinante le abitudini di tutti i giorni e i comportamenti individuali.

Molte norme igienico-sanitarie fanno parte da sempre del modus vivendi nipponico.

Indossare una mascherina è una cosa normale;

D’inverno, per proteggersi dall’influenza, e in primavera, per combattere le allergie stagionali.

Salutarsi chinando il capo invece che stringendosi la mano o abbracciandosi, togliersi le scarpe all’ingresso delle abitazioni e un’igiene personale rigorosa sono stati altri fattori che hanno contribuito ad abbattere in fretta la curva.

Il successo del Giappone sembra essere legato soprattutto all’autodisciplina della popolazione.

Come dire che cultura e maturità costituiscono il miglior vaccino alle difficoltà della vita sia del singolo individuo che della società.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’30”

Foto tratta da: https://www.i-com.it/en/2020/04/29/giappone-coronavirus/

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