L’uovo di Colombo: la vera arma contro il Covid-19 sono gli anticorpi.

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di Alberto Aiuto

A distanza di sette mesi dall’esplosione della pandemia, abbiamo le idee più chiare su come affrontare questa infezione. Gli scienziati hanno capito che, in assenza di farmaci antivirali veramente efficaci, gli anticorpi possono risultare determinanti nella lotta al coronavirus.

Sappiamo che di fronte a qualsiasi infezione, una robusta risposta immunitaria è in grado di risolvere la situazione (il più delle volte a nostra insaputa). È quello che avviene nel 95% dei casi in presenza di contagio dall’attuale coronavirus: tutti i pazienti producono anticorpi diretti contro Sars-Cov-2 nei 17 giorni che seguono la comparsa dei sintomi. Purtroppo, nei casi più estremi, l’infezione porta alla cosiddetta “tempesta citochinica”, che provoca febbre alta, battito cardiaco accelerato, un respiro sempre più corto e un crollo dei valori di pressione arteriosa. Vengono liberate nel sangue citochine e mediatori dell’infiammazione, come l’interleuchina 6. Questa reazione eccessiva del sistema immunitario può portare all’insufficienza multi organo e alla morte.

I farmaci antivirali finora non hanno dimostrato di essere la soluzione del problema.

È stato tentato di utilizzare farmaci antivirali specifici: purtroppo nessuna delle sostanze sperimentate ha dato i risultati attesi. Clorochina e idrossiclorochina, hanno dimostrato in studi controllati scarsa efficacia e potenziali effetti collaterali importanti; remdesivir, approvato da poco sia negli USA che in Europa, ha dimostrato al massimo un tempo di recupero più veloce del 31% rispetto a quelli che avevano ricevuto placebo; con un tasso di mortalità dell’8,0% rispetto all’11,6% del gruppo placebo. Insomma, attualmente non vi è alcuna terapia specifica (cosa del resto prevedibile se pensiamo a quanto avvenuto per l’AIDS). Il trattamento dunque si basa su strategie di supporto: respirazione assistita e gestione delle complicanze più gravi.

Anticorpi contro il COVID: Gli anticorpi sono l’arma più promettente

La prima fonte di anticorpi è costituita dal plasma di pazienti convalescenti. La sua somministrazione come terapia sperimentale di immediata disponibilità e a basso rischio, all’interno sia di protocolli clinici che per “uso compassionevole” è una potenziale risorsa per il trattamento della malattia. L’analisi preliminare dei dati conferma elevati livelli di sicurezza per i donatori e nessun effetto indesiderato grave per i pazienti trattati. Per quanto riguarda l’efficacia dovremo aspettare i risultati di uno studio europeo a 24 mesi. In ogni caso potrà essere utile conservare il siero iperimmune per una potenziale seconda ondata. Inoltre questa ricerca servirà per lo sviluppo di prodotti farmaceutici standardizzati da anticorpi purificati ovvero per produrre anticorpi monoclonali su larga scala.

Anticorpi contro il COVID: Che cosa sono gli anticorpi monoclonali umani?

Si tratta di prodotti sicuri, già ampiamente impiegati in oncologia, che recentemente sono stati usati anche per le malattie infettive: nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione. In pratica si preleva il sangue di pazienti convalescenti o guariti dall’infezione. Si isolano le cellule che producono gli anticorpi, che vengono riprodotti e testati in vitro per valutarne la capacità di neutralizzare il virus (nel nostro caso, il SARS-CoV-2). I tempi di sviluppo sono più rapidi rispetto ai vaccini o ad altri farmaci antivirali e si riducono ulteriormente trattandosi di virus, entità biologica molto piccola e meno complessa rispetto ai batteri.

Anticorpi contro il COVID: Perché sviluppare gli anticorpi, se sta arrivando il vaccino?

Per definizione sappiamo che la risposta alla vaccinazione non è immediata. I primi dati sui vaccini in una fase di studio più avanzata ci dicono che la risposta anticorpale raggiunge il picco dopo 4-6 settimane dalla somministrazione, e tende a diminuire nelle settimane successive. Inoltre, vista la rapidità di sviluppo, non sappiamo ancora se il vaccino sia efficace nei lunghi tempi; infine, gli studi condotti finora suggeriscono che potrebbero essere necessarie due dosi, con ulteriori problemi logistici nella prospettiva di produrre e distribuire una quantità sufficiente di vaccino. Viceversa gli anticorpi monoclonali funzionano sia come immunità passiva, fornendo una protezione di due-tre mesi, sia come una cura, per chi è malato. Attualmente ci sono dieci gruppi nel mondo, che stanno lavorando, su questi progetti e si stima che entro sei mesi avremo questi “farmaci” disponibili sul mercato.

Anticorpi contro il COVID: Last but not least: il vaccino

I candidati vaccini sono in totale 218: ma sono 4 quelli più avanzati. L’europeo della società farmaceutica AstraZeneca; l’americano della società Moderna; il cinese della CanSino Biologics; il tedesco della BionTech in collaborazione con la Pfizer. Tutti hanno concluso le Fasi I/II e iniziato la Fase III, che dovrebbe concludersi in un paio di mesi. Insomma, a breve potrebbe iniziare la produzione e, ovviamente, la commercializzazione su larga scala nei primi mesi del 2021.

L’anno bisesto passerà alla storia per essere stato l’anno della pandemia di coronavirus. Il 2021 parte nel segno della speranza e della rinascita: arriveranno gli anticorpi monoclonali e il vaccino contro il Covid-19.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’00”

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