Riflessioni semiserie in libertà, al tempo del coronavirus  

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di Alberto Aiuto

La pletora di informazioni sul coronavirus spesso contrastanti, fornite da politici, virologi, epidemiologi, infettivologi, pneumologi, intensivisti, giornalisti, opinionisti, ha contribuito a generare confusione e panico. Durante gli arresti domiciliari ho avuto tempo di fare qualche riflessione.

Diceva Alberto Moravia: “Quando le informazioni mancano, le voci (oggi diremmo le fake) crescono”. E negli ultimi mesi quante voci stonate, false, allarmistiche, medioevali, si sono levate, inseguendo idee improbabili e video dettati più dalla pancia che dalla ragione.

Il coronavirus ha cambiato alcuni nostri atteggiamenti. Prima “Come stai?” era una domanda banale, un semplice rito di cortesia, ora è una domanda vera. L’ipocondriaco risponde: “Mezz’ora fa avevo 36,5. Tu?”. Lo scaramantico è più fatalista: “Per ora bene”. L’invincibile dice: “benissimo, mai stato meglio in vita mia. C’ho certi anticorpi”. Speriamo che torni il superfluo e disinteressato tic di prima, il prima possibile.

Il coronavirus ha rivalutato l’uso del balcone. Questa volta sul balcone c’erano gli italiani, l’altra volta c’era una sola persona, ma il concetto urlato era simile: “vinceremo”. L’analogia non è rassicurante. Ma sono certo che stavolta andrà meglio: abbiamo evitato gli assembramenti.

Uno degli effetti collaterali della quarantena è la schizofrenia: una malattia che interferisce con la capacità dell’individuo di riconoscere la realtà e di gestire le proprie emozioni. Tutto il resto è noia, avrebbe chiosato il Califfo Califano.

Anche in questo caso, il contagio ci ha mostrato che l’Italia è spaccata in due. Oltre l’85% dei contagi si è concentrato a Nord; a Sud si trova il restante 15%. Come dire che nel Centro-Sud l’emergenza è stata virtuale. Giusto preoccuparsi ed essere rigorosi nel rispettare le regole, per evitare l’espansione della malattia. Incomprensibile l’allarmismo.

Come al solito, in Italia, ad ogni problema non corrisponde mai un’assunzione di responsabilità. Alla domanda “Chi decide?” si risponde “La politica”. In realtà, la politica rinvia sempre ai tecnici. Che spesso non hanno risposte univoche. Un tragicomico ping-pong. L’unica certezza è un laconico “dobbiamo imparare a convivere con il virus”. Personalmente mi schiero a favore del divorzio.

Il Coronavirus, come tutti i virus, è invisibile. Però è onnipresente. Attore senza volto di ogni programma e di ogni messaggio. In ogni discorso. Pubblico e privato. In tivù e sui giornali ormai c’è solo lui. Ormai dovremmo cambiargli nome. Lo dovremmo chiamare Pauravirus, coltivato mediaticamente e politicamente.

Le mascherine, anche se inutili all’inizio, erano disponibili, ma introvabili. Per oltre due mesi. I produttori le avevano vendute al miglior offerente. Ritardi analoghi sono avvenuti per i tamponi e ventilatori meccanici. “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, ammoniva il mitico Trapattoni.

L’età media delle vittime rilevata dallo studio è di 80 anni: il 61% sono uomini, mentre il restante 39% sono donne. Le donne inoltre presentano un’età superiore a quella degli uomini, 85 anni contro 79. Sapere che i decessi sono maggiori negli uomini più anziani è ridondante: è quello che avviene normalmente, anche senza coronavirus.

Alla fine dell’isolamento, non vediamo l’ora di uscire. Molti, temono la presenza, fuori di casa, di stormi di Covid pronti a colpire, come nel film “Uccelli” di Alfred Hitchcock. Meglio mantenere le distanze. Il motto del momento sarà “Alla larga”. Consigliabile uscire con mascherine e gel disinfettanti, ma anche con il metro. Hai visto mai incontriamo un untore?

L’unica cosa certa (?) è che a settembre riapriranno le scuole. Sempre che non ci sia una seconda ondata o le elezioni o altro. Non abbiamo ancora il “protocollo” di apertura e non sappiamo “come” far arrivare gli studenti a scuola (i mezzi pubblici non bastano). Per adesso abbiamo nuove piste ciclabili e il bonus bici e monopattini elettrici. Chissà che, per risolvere il problema, il prossimo Dpcm, non preveda anche un bonus scarpe da running o footing e relativa abolizione dell’ora di educazione fisica.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’20”

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