Covid 19: luci ed ombre. Facciamo chiarezza

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di Alberto Aiuto

Quando entriamo in una stanza buia, la prima cosa che facciamo è cercare l’interruttore della luce.

Siamo impazienti. Infatti, dopo qualche minuto, l’occhio si sarebbe adattato all’oscurità, grazie ai fotorecettori di cui siamo dotati (coni e bastoncelli).

È un po’ quello che è avvenuto con l’attuale pandemia che ci ha fatto passare da una sensazione di onnipotenza a ad un sentimento di assoluta incertezza.

Ci siamo trovati a fronteggiare un virus sconosciuto, senza interruttore.  

Da due anni la comunicazione dei media ci delude, complice il comportamento ondivago delle autorità sanitarie.

I giornalisti hanno messo in risalto soprattutto dati tecnici, che la maggior parte di noi non è in grado di interpretare.

La pretesa di poter regolamentare ogni nostra azione ha avuto l’unico risultato di aumentare la confusione.

Passando al setaccio del tempo le conoscenze che si sono via via accumulate, vediamo quali sono i punti fermi emersi.

Il virus

Il nostro sistema immunitario non riesce a produrre anticorpi, permanenti e stabili per tutta la vita, che quindi tendono a diminuire nel tempo.

Come tutti i virus si riproduce molto rapidamente.

Ma si sa, “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, per cui il virus commette errori di trascrizione. Nascono così le varianti.

Via via sono meno virulente per consentirne la massima diffusione.

Si prevede che anche questo virus diventi endemico, analogamente a quanto avvenuto con i virus della spagnola o dell’asiatica.

Mascherine

Correttamente indossate, sono molto efficaci: lo scorso anno la consueta epidemia di influenza anno è quasi sparita.

Si calcola che nel mondo se ne consumino almeno 129 miliardi al mese (fonte: Environmental Science and Technology), con forti ripercussioni sull’ambiente.

Alcuni ricercatori francesi sostengono che non perderebbero la loro capacità di filtraggio, traspirabilità e di barriera, se messe in lavatrice o sanificate con alcool a 70°.

Secondo una ricercatrice italiana (fonte: ADNKronos) sia la mascherina Ffp2, che quella chirurgica, potrebbero essere utilizzate senza rischi anche per 40 ore, non necessariamente di fila, se conservate correttamente (lontano dall’umidità). Unica avvertenza: se non si è meticolosi o nei più piccoli, la scelta ideale resta quella di cambiarle ogni giorno.

Tamponi

Vanno fatti dopo 3-4 giorni (tempo di incubazione della variante Omicron) solo se c’è stato un contatto stretto con un contagiato.

L’efficacia dei test rapidi arriva all’80% se eseguito da operatori: il modo in cui viene prelevato il campione determina in gran parte l’affidabilità del risultato.

E spesso, farlo da soli, determina un prelievo estremamente casuale.

Contatti stretti (ad alto rischio)

Si intende un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid-19, a una distanza inferiore ai 2 metri e per almeno 15 minuti; ovvero sostare in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) o viaggiare con un caso positivo per almeno di 15 minuti.

Vaccini

La vaccinazione di massa ha avuto un formidabile e rapido impatto: in pochi mesi ha ridotto la pandemia a casi gestibili dal nostro sistema sanitario.

Finora la somministrazioni di 3 dosi ha dimostrato di poter ridurre i casi più gravi e le conseguenti ospedalizzazioni. Purtroppo, i vaccini, che si basano sulla tecnologia a mRNA (Pfizer e Moderna), stimolano la produzione della proteina spike virale, ma non sembrano in grado di schermare completamente l’organismo dalla variante Omicron.

Chissà se il nuovo vaccino in arrivo (Novavax), che introduce direttamente la proteina, non sia più indicato contro un virus mutevole come questo.

Farmaci

I farmaci antivirali (oltre alle vaccinazioni) rappresentano l’arma perfetta solo se somministrati precocemente.

I pazienti ideali sono i “fragili” a maggior rischio di malattia grave: soggetti anziani, con condizioni di comorbilità, obesità, patologie cardiovascolari, diabete etc.. Contro il Sars-Cov-2 finora sono stati usati (poco) il plasma iperimmune e gli anticorpi monoclonali.

Tra questi solo il sotrovimab, è stato dichiarato attivo anche contro la variante Omicron.

Tra gli antivirali “puri”, è disponibile il molnupinavir e il prossimo Paxlovid, che riducono la replicazione del virus nell’organismo. Si somministrano per via orale per pochi giorni.

Sono farmaci potenti, da prendere appena compaiono i sintomi. Il rapporto costo-beneficio è fantastico.

Non sono privi di effetti collaterali, sicuramente ne hanno più dei vaccini.

A oggi non è prevista la distribuzione attraverso le farmacie ma esclusivamente attraverso le farmacie ospedaliere e questo complica molto le cose: occorre un coordinamento straordinario tra territorio e ospedale, difficile da immaginare “sic stantibus rebus”. La sua reperibilità nella farmacia sotto casa faciliterebbe molto.

Take Home Messages

  • Infezione/contagio non significa per forza malattia.
  • Non esistono attualmente terapie specifiche per cui è indispensabile la prevenzione.
  • Grazie all’uso dei trattamenti disponibili, in molte parti del mondo (Sud Africa, Danimarca, Regno Unito, Canada, USA e anche Italia), i ricoveri ospedalieri settimanali continuano a diminuire.
  • La ricerca continua a proporre nuovi rimedi che ci faranno convivere con il Covid-19
  • Primum vivere, deinde philosophari

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’00”

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