La terapia per il Covid si fa a casa

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di Alberto Aiuto

La terapia del Covid-19: un percorso a gradini.

I malati di COVID sono di tre categorie:

  • gli asintomatici;
  • quelli con sintomi standard che necessitano solo dell’isolamento e di cure standard;
  • quelli che necessitano dell’ospedalizzazione.

Attualmente (fine novembre) i pazienti sintomatici in isolamento domiciliare rappresentano circa il 96% dei pazienti positivi al virus SARS-CoV2. Solo il 4% necessita del ricovero in ospedale.

La terapia è personalizzata sulla base della gravità dei sintomi, secondo protocolli abbastanza standardizzati.  

Premettiamo che i farmaci da assumere devono essere prescritti dal medico di famiglia: è da evitare il fai-da-te.

Inoltre non bisogna sospendere le terapie abituali.

La terapia del Covid-19: Domiciliare iniziale

In assenza di farmaci antivirali specifici (e del vaccino), la terapia domiciliare mira soprattutto a controllare la sintomatologia.

In molti casi il primo sintomo è rappresentato da un rialzo febbrile, spesso associato a difficoltà respiratoria.

Da qui la misurazione della temperatura corporea e della saturazione dell’ossigeno nel sangue.

Seguono poi tosse (secca), dolori e mialgie varie.

Dunque gli antipiretici sono il primo baluardo.

Il paracetamolo (noto come tachipirina), è il farmaco di scelta, specialmente quando la febbre supera i 37,5°C e si ha anche cefalea.

Recentemente è stato proposto di sostituirlo con l’aspirina o l’ibuprofene, per ridurre sul nascere una possibile infiammazione.

In caso di sovrainfezione batterica si aggiunge un antibiotico attivo sui più comuni batteri polmonari (es. pneumococco).

È stata valutata l’azitromicina per via orale per un possibile effetto immuno-stimolante e antinfiammatorio.

Gli studi clinici però non hanno evidenziato vantaggi evidenti, ponendo nel contempo possibili problemi di tachicardia o fibrillazione ventricolare.

Analogamente non è consigliato ricorrere alla idrossiclorochina, che a fronte di evidenze poco convincenti, può aumentare il rischio di aritmia.

La terapia del Covid-19: Domiciliare aggiuntiva

Quando ci si trova in uno stato più avanzato della malattia si ha un’infiammazione sia locale che sistemica, dovuta ad una eccessiva attivazione del sistema immunitario.

È quindi giustificato utilizzare il cortisone per evitare che la risposta immunitaria diventi incontrollabile.

È infatti stato dimostrato che il desametasone riduce di oltre il 30% i decessi nei pazienti sottoposti a ossigeno terapia e/o ventilazione meccanica.

Spesso il Covid, specie in pazienti sono costretti a stare a letto, provoca anche una eccessiva coagulazione del sangue con formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni che ostacolano o impediscono la normale circolazione del sangue.

In questi casi si ricorre all’eparina.

La terapia del Covid-19: Ospedaliera

Se nonostante tutto, la sintomatologia progredisce, il paziente in isolamento può essere ricoverato in ospedale, dove si potranno utilizzare anche farmaci più specifici.

Sappiamo bene che una cura contro il Sars-Cov-2 non esiste: finora è stato approvato un farmaco molto controverso, il remdesivir, un antivirale sviluppato anni fa contro il virus Ebola, che ha dimostrato di ridurre il tempo della malattia, interferendo con la trascrizione del genoma virale e dunque la replicazione del virus.

In alcuni casi si utilizza il plasma iperimmune, donato da soggetti guariti da questa infezione, o a breve gli anticorpi monoclonali, ottenuti dalla costruzione artificiale degli anticorpi isolati nei soggetti di cui sopra.

Sono una buona soluzione, ma sono molto complessi da costruire, da somministrare e molto costosi.

Attualmente, l’unico anticorpo approvato è il bamlanivimab (messo a punto dalla Eli Lilly), da somministrare, tramite una singola infusione endovenosa, entro 10 giorni dalla comparsa dei sintomi ad adulti e pazienti pediatrici oltre i 12 anni, con malattia da lieve a moderata e con alto rischio di progressione a una forma grave.

In emergenza è possibile usare anche un cocktail di anticorpi della Regeneron, noto per essere stato somministrato al presidente americano Donald Trump.

Nonostante ci si trovi in presenza di una pandemia “nuova”, l’assenza di farmaci specifici e vaccini, grazie alle attuali terapie, il sistema immunitario individuale riesce a sconfiggere il virus nella grande maggioranza dei casi. In prospettiva la situazione è destinata a migliorare: la “nuttata” di eduardiana memoria sta passando.

La ricerca fa passi da gigante.

La cura e la prevenzione di questa malattia sono in arrivo.

Entro la primavera prossima. Sursum corda.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’50”

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