Covid-19. Siamo davvero fuori dal tunnel?

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di Alberto Aiuto

Un anno fa, alla fine di un lockdown prolungato, vivevamo un clima euforico e ci apprestavamo a riprendere la vita di tutti i giorni. Molti scienziati, considerati le Cassandre di turno, ammonirono tutti, sia i cittadini che, soprattutto, il governo circa la possibilità di una seconda ondata.

Il ministro della salute scrisse addirittura un libro in cui si parlava della pandemia come se fosse già alle spalle, mentre il governo Conte si preoccupava di prolungare lo stato d’emergenza.

Di fatto furono trascurate le misure pubbliche utili a gestire una nuova ondata.

Parliamo della famosa strategia delle 3T (testare, tracciare, trattare), che ci avrebbe consentito di attenuare la recrudescenza pandemica.

Attualmente, soprattutto grazie alla vaccinazione di massa, stiamo rivivendo un’atmosfera simile.

Ma non basta osservare le regole di distanziamento o indossare le mascherine per ripartire senza nuove chiusure.

“L’epidemia ha messo a nudo vecchie e nuove inefficienze.

Serve una strategia ad ampio raggio per mettere in sicurezza il Paese”, ha spiegato Giuseppe Valditara, giurista, coordinatore di Lettera150, che raduna oltre 300 accademici di varie discipline.

Questi scienziati hanno diffuso recentemente 10 proposte (peraltro già presentate nel 2020) che mirano a:

  • “approfondire e monitorare la conoscenza della diffusione del virus;
  • impedire il fenomeno della diffusione in sé;
  • intervenire medicalmente in sede terapeutica e vaccinale”.

Vedi  https://www.lettera150.it/2021/05/07/superare-la-pandemia-dieci-proposte-di-lettera150-per-ritornare-alla-normalita-sconfiggendo-il-virus/

Il documento ha certamente un carattere propositivo, che sprona i governanti, nazionali e regionali, a fare di più, ma a pensarci bene è un chiaro atto di accusa rivolto alla nostra classe dirigente per quanto non ha fatto un anno fa.

Una trascuratezza che ha determinato un numero di morti molto più numeroso di quello registrato durante la prima fase della pandemia.

Le dieci azioni proposte per mettere in sicurezza il Paese contro l’epidemia spaziano dai test molecolari su vasta scala, alla produzione nazionale dei vaccini, al sequenziamento delle varianti, fino alla detraibilità fiscale delle mascherine ffp2 e alla purificazione dell’aria negli ambienti chiusi, dai trasporti alle scuole.

Niente di particolarmente diverso da quanto richiesto in passato da più parti, sia pure in modo non organico.

Alcune proposte del piano di Lettera150.  

Creativo appare il sistema di individuazione dei focolai, oggi possibile con gli attuali livelli di contagio.

La proposta è di seguire il modello Madrid, dove, attraverso la conta del virus nelle acque reflue, sono stati individuati i quartieri maggiormente colpiti e applicate le misure da zona rossa solo per i focolai individuati.

Scontato il sistema di riduzione del rischio rafforzando i trasporti pubblici urbani, invocato da tutti, ma mai attuato, attraverso l’affitto dei bus turistici inutilizzati e/o l’impiego dei mezzi delle FFAA (pullman e camion);

L’assunzione a tempo determinato di conducenti soprattutto NCC, oggi senza lavoro;

Convenzioni con le compagnie di taxi per coprire tratte e orari in cui sarebbe antieconomico l’uso di un autobus.

Pratica la proposta di riutilizzare locali, già adibiti ad aule o immobili demaniali inutilizzati o stipulare accordi con le scuole private, per diminuire il numero di alunni per classe, in modo da poter garantire la scuola in presenza.

Naturalmente assumendo a tempo determinato docenti, anche quelli andati in pensione negli ultimi cinque anni, e personale ATA.

Decisiva infine la proposta di ripensare il Servizio Sanitario Nazionale, partendo dalla considerazione che Il Covid 19 è una malattia virale contagiosa, classificata in 5 stadi, da quella asintomatica all’insufficienza multi-organo.

Fondamentale è sviluppare terapie precoci, per curare presto, a casa ed evitare ospedalizzazione; rinforzare le “unità speciali di continuità assistenziale “(USCA), che si recano a casa del malato per visitarlo e curarlo.

Infine inserire i medici di famiglia nei sistemi di telemedicina per mettere in contatto paziente – medico di base – struttura assistenziale – ospedale Covid.

Purtroppo attualmente abbiamo affidato tutto ai vaccini, pur sapendo che questi farmaci da soli non bastano per ripartire senza nuove chiusure.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 2’50”

Parole chiave: Lettera150, le 3T (testare, tracciare, trattare), USCA, acque reflue Madrid,

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