La sessualità dopo i 60 anni

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La sessualità dopo i 60 anni

Siamo tornati ad intervistare il dott Marco Silvaggi, psicologo e sessuologo clinico, per parlare della sessualità dopo i 60 anni, dei cambiamenti negli uomini e nelle donne e di cosa possiamo fare per mantenerci sempre attivi. Ecco le sue risposte.

Buongiorno da Maria Luisa Barbarulo, oggi nello spazio social combinato di VediamociChiara e Men’s life, ho nuovamente il piacere di avere con noi il dottor Marco Silvaggi.

Perché abbiamo lo spazio combinato oggi? Perché faremo delle domande che riguardano l’universo maschile e delle domande che riguardano l’universo femminile sulla tematica della sessualità. Quindi c’è sembrato opportuno creare un setting che prevedesse entrambe le opzioni. Allora, prima di tutto, buongiorno Marco.

Buongiorno a te e agli ascoltatori.

Buongiorno a tutti i nostri ascoltatori e a tutti i nostri followers.

Allora Marco, il tema dell’intervista di oggi è la sessualità over 60, cosa cambia e cosa possiamo fare per mantenerci sempre attivi. In modo particolare, mi piacerebbe affrontare il tema sia appunto dal lato maschile che dal lato femminile.

Quindi, prima, diciamo, mi metto dal lato di Men’s life e ti chiedo: come cambia la sessualità maschile al giro di boa dei 60 anni? È normale che qualcosa cambi oppure per l’universo maschile tutto resta più o meno come prima?

Il mito maschile dice che tutto dovrebbe restare come prima. Quello che invece noi sappiamo è che la sessualità maschile cambia in modo costante. Non ci sono grandi gradini o grandi passaggi traumatici ma la sessualità si modifica nel corso della vita, in modo graduale e costante.

Che cosa significa? Significa che la modalità di avere il desiderio o la risposta sessuale sono differenti quando si hanno 20, 30, 40, 50 o 60 anni e anche oltre. I due principali fattori che vorrei sottolineare, che credo possano essere utili per le persone, sono la modalità del desiderio e la modalità dell’eccitazione e del piacere.

Nelle prime fasi di vita, il desiderio è fortemente impulsivo, cioè c’è all’interno di sé una forza che spinge, che dà una sensazione di desiderio, impellenza verso la sessualità. Questo tipo di desiderio si modifica e nel corso della vita cambia. Questo non significa che scompaia ma che è meno probabile che ci sia un’attivazione sessuale sentita come un impulso interno insopprimibile, o almeno difficile da gestire.

Più probabilmente, nel corso della vita la sessualità diventa qualcosa che può essere innescato, nel momento in cui ci si mette in una situazione che favorisce il desiderio sessuale e lo si fa anche con un tempo, cioè non ci si immagina che la sessualità debba innescarsi in un secondo. Certo, può succedere e varia da persona a persona, ma questo cambiamento riguarda la vita di tutti gli uomini.

In modo piuttosto simile, anche l’eccitazione funziona in questo modo, cioè se nella giovane età si può avere un’eccitazione semplicemente pensando a una cosa o anche senza un grande coinvolgimento, nel corso dell’età più avanzata l’eccitazione sessuale si verifica a seguito di un certo tipo di stimolazione, che può essere fisica o può essere psicologica, ma che necessita di tempi che non sono così brevi come erano quando era un tempo, quando si era più giovani. A volte ciò crea delle difficoltà specialmente nelle coppie perché gli uomini pensano che se non stanno rispondendo come prima c’è qualcosa che non va o che questo è un segno di decadimento. Ecco, dovremmo iniziare a riflettere sul fatto che è soltanto un segno di cambiamento.

Benissimo, grazie veramente per queste spiegazioni che penso siano utili a molti utenti che in questo momento ci seguono o che vedranno questa intervista in differita.

Volevo chiederti se in qualche modo la situazione può essere diversa quando abbiamo una coppia di lungo corso, una coppia di giovane costituzione o addirittura essere single, quindi vivere una situazione in cui la coppia non c’è, o perlomeno magari si costituirà ma non al momento.

Considerando i cambiamenti di cui abbiamo parlato, questo dipende soprattutto dal tipo di relazione. Nel senso che noi ci possiamo immaginare che in una relazione stabile ci sia più comprensione, più calma, più possibilità di prendersi un tempo. E che in una coppia di nuova formazione ce ne sia meno o tra single ce ne sia ancora meno. La situazione del single è la situazione in cui ci si immagina che si debba essere più pronti nel momento, diciamo, opportuno. Questo però è soltanto nei grandi numeri perché noi possiamo vedere che magari due persone single possono sapere che c’è bisogno di tempo, di una situazione e di tranquillità e magari invece una coppia sposata per qualche ragione ritiene che la sessualità debba verificarsi in modo rapido e molto concreto da subito.

Per cui, la relazione può incidere ma dobbiamo cercare di considerare sempre e soltanto che la cosa importante è il tipo di rapporto che c’è tra le persone. Chiaramente se un uomo è single ed esce con una donna e a un certo punto si crea la situazione romantica può sentire una pressione maggiore a “funzionare immediatamente”. Può sentire che non c’è la possibilità di dire: “vabbè, vediamo come va oggi poi ci sarà domani”, come magari nel matrimonio o nella relazione stabile. Per cui c’è più pressione. D’altro canto, però, c’è meno noia sessuale perché c’è la novità, c’è la stimolazione e quindi c’è più desiderio.

Dall’altro lato, invece, nelle situazioni stabili c’è più tranquillità, perché ci si immagina che la relazione è stabile, ma dall’altra parte c’è il pericolo di cadere nella noia fatta da un’abitudine di farlo sempre nello stesso modo, da un repertorio sessuale ristretto. Perché le coppie di lungo corso tendono a restringere la varietà dei comportamenti sessuali. Quindi direi che ogni situazione relazionale ha i suoi fattori di rischio e di protezione, l’importante è individuarli e cercare di ridurli.

Certamente. Senti al di là di quello che può essere l’“aiutino farmacologico”, quale consiglio ti sentiresti di dare alle persone attorno a questa età per, in qualche modo, stimolare la propria attività da questo punto di vista?

Il primo passaggio è sicuramente è quello di conoscere i propri fattori di rischio perché non possono essere generalizzati per tutti. Per cui, per esempio, possiamo dire che spesso il problema è che si continua a farlo come si è sempre fatto, legando un po’ il discorso di prima e il discorso di adesso. Per cui, invece si deve cercare di capire se qualcosa cambia e non avere paura del cambiamento. Quindi, numero uno: non avere paura del cambiamento, andare verso le cose che si sentono più corrette, più in linea con sé stessi senza paura di cambiare.

Il secondo aspetto è quello della ricerca di qualcosa di desiderabile, quindi l’aumento delle fantasie, concedersi delle fantasie nella sessualità, concedersi un repertorio sessuale più ampio. Spesso le coppie tendono ad avere una sessualità magari soltanto penetrativa e in assenza di questo tipo di relazione, immaginare che non ci sia stato sesso o che quello non sia sesso. Questo può essere un problema perché la maggior parte del piacere e del desiderio sessuale si innesca, invece, nelle fasi dei preliminari, nelle fasi del bacio, dell’abbraccio, di altri tipi di rapporti che innescano la sessualità.

Quindi: aumentare il repertorio, parlare di sessualità, parlare delle proprie fantasie e non avere paura del cambiamento.

Benissimo. Grazie Marco per questi preziosi suggerimenti.

Ora cambio il cappello, ritorno donna e ti faccio le domande dal punto di vista femminile. Qui la questione è sicuramente più complessa, perché per noi donne, chiaramente, con l’entrata in menopausa intorno ai 60 anni (in realtà ci entriamo prima, ma insomma a 60 siamo quasi in post menopausa) sicuramente qualcosa cambia. Quindi come cambia la sessualità femminile quando c’è questo giro di boa.

Esatto, la sessualità femminile, a differenza di quella maschile, registra un momento diciamo più specifico. Mentre quella maschile si modifica in modo piuttosto costante, quella femminile incontra questo gradino che è appunto quello della menopausa, per cui si verificano dei cambiamenti del corpo sulla base del funzionamento ormonale che hanno degli impatti nella vita pratica della donna e possono essere diretti e indiretti sulla sessualità. Per alcune donne lo sono di più e per altre di meno, c’è una grande variabilità individuale.

Poi ci sono una serie di sintomi anche non direttamente sessuali che però hanno un impatto. Perché se una persona non dorme bene, non si sente a proprio agio, se ha delle questioni anche di natura estetica che si modificano, queste cose vanno tutte a cascata sulla sessualità, sull’identità sessuale e sul desiderio principalmente sessuale.

Per cui sicuramente quella della menopausa è una fase nella quale dobbiamo mettere attenzione. Anche perché non c’è ancora sufficientemente una cultura della medicina della sessualità, soprattutto per le donne, quindi c’è sempre il rischio che il medico che si occupa del corpo, della funzione dei genitali intendiamo, non si occupi anche della sessualità ma soltanto degli aspetti più stretti di salute. Questa invece è una cosa rispetto alla quale occorrerebbe sensibilizzarsi, cioè rivolgersi a quel ginecologo o ginecologi che invece si occupano anche della funzione sessuale, guardando questa tutta la vita, essendo parte della salute generale, individuale o eventualmente di coppia, se c’è una coppia.

Certo, d’altra parte la nostra vita oltre i 60 è una conquista relativamente recente, nel senso che comunque 100-120 anni fa 60 anni era già per così dire, un traguardo.

Certo!

Oggi invece noi a 60 anni ci consideriamo dei ragazzini, quindi è chiaro che cambia tutto no? Non siamo più disposti a cedere, a quelli che possono essere dei cambiamenti che non ci piacciono, questo è assolutamente vero.

Esatto, su questo bisogna essere attenti perché la confidenza con la sessualità e il desiderio sessuale è una cosa che si può mantenere, si può conservare o si può mettere da parte e quindi rischiare di perderla, poi recuperarla sarà più complicato.

Una persona che, per esempio, ha una sessualità prima della menopausa e si cura, segue tutti questi aspetti, cura la propria immagine corporea, il modo in cui si percepisce, non tanto il modo in cui è ma il modo in cui vede sé stessa, una persona che cura sé stessa, cura la relazione, continua ad avere una sessualità se lo desidera, resta più facilmente dentro questo discorso della sessualità e del piacere.

Se, invece, si immagina di mettere da parte la sessualità, magari pensando che lo si fa per un periodo, perché ci sono troppe cose in ballo, c’è il rischio che dopo due anni in cui si è trascurato completamente l’argomento sessuale sia molto più complicato riprendere le fila di questo discorso. Una cosa che viene osservata nella ricerca scientifica è che il primo fattore di protezione dalla perdita di desiderio sessuale è avere una sessualità ovviamente soddisfacente, in linea con i propri desideri.

Quindi il lavoro deve essere quello di anche mettersi un minimo in sfida con sé stesse, nel lavoro di mantenere un buon rapporto con sé stesse e con la propria sessualità. Perché metterla da parte può essere una cosa che poi rende questo lavoro ancora più faticoso.

Non vi è dubbio. È vero anche che, e questo penso sia un tema che riguarda sia le donne sia gli uomini, ci sono momenti della vita in cui uno non vive la sessualità come priorità perché ci sono delle altre urgenze, delle altre priorità. Però questo può andar bene una, due volte, se poi diventa un’abitudine cambia le tue abitudini. Questo è il fatto.

C’è il rischio di nascondersi, diciamo, di cercare una pace. La perdita del desiderio viene anche chiamata “la pace dei sensi”

La pace dei sensi!

Esiste un aspetto seduttivo del rinunciare alla sessualità perché la sessualità è desiderio, è dubbio, è tensione, porta con sé anche tutta una serie di aspetti che ci sfidano. Però è importante, dal mio punto di vista, far passare il messaggio che metterla da parte significa rendere poi questo lavoro più complicato. Se una persona decide che non vuole avere una sessualità, siamo nell’ambito della libera affermazione, ci mancherebbe, non serve neanche la menopausa ognuna lo può scegliere quando vuole. Ma è importante sapere che restare, diciamo così, in abitudine di questo argomento, non mollare mai la propria identità sessuale di donna, cercare di restare in confidenza con la propria identità sessuale di donna, anche se inizialmente può essere un lavoro più faticoso perché la menopausa introduce una rivoluzione, un cambiamento, è sicuramente la strada meno faticosa. Molto meno faticoso restare che lasciare per dire “poi ci penserò”.

“Poi riprendo”. Ok, senti, quindi ti chiedo anche: a tuo avviso la sessualità over 60 delle donne o insomma intorno ai 60 anni delle donne, cambia se si è in coppia stabile, in coppia appena costituita o se si è single?

Credo che dipenda soprattutto, come dicevamo prima, dalla modalità in cui si sta. Nel senso che se una persona è single ma non ha rapporti, non ha relazioni, non ha una sessualità da un anno, da due anni, da tanto tempo, è chiaro che si approccia ad ogni nuova relazione con una grande tensione, appunto perché c’è difficoltà, perché c’è distanza, questo tempo ha creato una specie di censura. È come se si perdesse la conoscenza di questo aspetto.

Per le persone sposate ci sono altri tipi di sfide. Quello che dicevamo, ad esempio, il rischio della noia sessuale cioè il fatto che la sessualità non curata, all’interno della relazione, può diventare nel corso degli anni meno soddisfacente. Magari la donna può, per le ragioni più varie, non stressare la coppia sul tema della soddisfazione sessuale. Per le donne è più difficile dire: “io non sono sessualmente soddisfatta, c’è qualcosa nella sessualità che non mi soddisfa pienamente, vorrei che questo fosse diverso, che quello fosse diverso”. Ecco mettere la sessualità da parte, la soddisfazione sessuale da parte, può essere una ragione che poi rende difficile continuare ad avere un desiderio sessuale dopo la menopausa.

Uno dei fattori principali di protezione della sessualità dopo la menopausa è la qualità della sessualità prima della menopausa, nelle coppie sposate. Mentre nelle persone single è chiaro che subentrano fattori soprattutto relativi alla propria immagine corporea, alla propria identità. Per cui un fattore fortemente protettivo è lavorare sulla propria immagine, lavorare sulla propria autostima e quindi arrivare in questi incontri di conoscenza e di frequentazione, con un buon senso di sé. Perché se noi arriviamo a questi incontri sentendoci un po’ in difficoltà, un po’ carenti, un po’ inadatte è molto probabile che questi incontri saranno più stressanti di quello che devono perché magari noi associamo all’esito di questi incontri una specie di verdetto su di noi. Ecco questa è una posizione estremamente scomoda, estremamente problematica per lo sviluppo del desiderio e della sessualità. Invece se noi arriviamo con un buon rapporto con noi stessi, ogni incontro con un’altra persona è soltanto un’opportunità di fare un’esperienza, quindi molto meno traumatica, molto meno stressante.

Chiaro, grazie per questi consigli per tutte le amiche single.

Senti, invece, per quanto riguarda la terza domanda, così come te l’ho fatta per l’universo maschile, te la faccio per quello femminile. Noi donne non abbiamo a disposizione il cosiddetto “aiutino”, che risolve il problema temporaneamente, che è a disposizione degli uomini. Noi abbiamo delle terapie sistemiche. Quindi mi chiedevo: al di là, quindi, del supporto farmacologico che tipo di consiglio noi possiamo dare alle nostre amiche attorno ai 60 anni?

C’è una disparità tra maschi e femmine sì, ma è apparente dal mio punto di vista, perché la farmacologia maschile si occupa dell’eccitazione. I problemi di eccitazione femminile anche possono essere gestiti.

Il problema, dal mio punto vista, è che le donne sono più consapevoli dell’importanza del desiderio, cioè se non c’è desiderio si occupano di lavorare sul proprio desiderio. E per il desiderio non ci sono farmaci che riguardano nessuno. Il tema del desiderio credo sia molto importante e possiamo, innanzitutto, considerare il tema precedente: l’immagine di sé, come noi stiamo con noi stessi. Primo fattore fondamentale per provare desiderio, per sentirsi a posto.

Il secondo aspetto potrebbe essere quello di mettersi in situazioni che possono essere interessanti, cioè saper “selezionare le persone”. Questo credo che però sia anche legato al tema precedente perché se noi non andiamo cercando conferme dagli altri, tendiamo a scegliere piuttosto le persone che ci interessano.

Saper prendersi i propri tempi, soprattutto. Sia in generale, all’interno delle relazioni, sia in particolare, all’interno degli incontri intimi. Non esiste, diciamo così, una tempistica giusta, una tempistica raccomandata ma è soltanto questione di sensazioni interne. Quindi sapere quando si è pronte o quando non lo si è, è il primo modo per far sì che le interazioni di natura erotica siano piacevoli e che quindi noi la volta seguente conserviamo un ricordo piacevole della volta precedente, quale che sia stata la cosa che abbiamo fatto. Anche se la volta precedente non abbiamo avuto una sessualità penetrativa, per intenderci, ma ne conserviamo un buon ricordo, quello è un ottimo fattore di previsione che la volta successiva andrà un po’ meglio. Se invece la volta prima “ci forziamo” per dire: “ho fatto”, è probabile che la volta dopo ci porteremo un carico di negatività. Quindi sapersi ascoltare e fare la cosa che ci sente di fare.

Bene. Ti ringrazio veramente molto per questi consigli, perché penso che servano a tutte quante noi e a tutti quanti noi, avendo affrontato entrambi i punti di vista. Secondo me, è importante perché ci aiuta un po’ anche a comprendere quella che è la visione dell’altro ed è per questo motivo che mi fa particolarmente piacere aver fatto l’intervista un po’ speculare, perché alle volte noi perdiamo di vista quello che è il punto di vista dell’altro, sia che siamo uomini sia che siamo donne.

Quindi grazie ancora Marco, grazie per il tuo tempo, ci ritroveremo sicuramente su uno dei nostri canali social che sia VediamociChiara o che sia Men’s life. E magari, chi lo sa, riusciremo ad incontrarci anche dal vivo, riusciremo a fare un evento dedicato al tema della sessualità per uomini e donne!

Perfetto, grazie ancora, a presto, un saluto a tutti quelli che ci hanno seguito e che ci seguiranno. Ciao!

Redazione Men’s life

>>> Rivedi l’intervista sul nostro canale Youtube

Take Home Message – La sessualità dopo i 60 anni
Abbiamo intervistato il dott Marco Silvaggi, psicologo e sessuologo clinico, per parlare della sessualità dopo i 60 anni, dei cambiamenti negli uomini e nelle donne e di cosa possiamo fare per mantenerci sempre attivi. Ecco le sue risposte.

Tempo di lettura: 6′

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2021

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