Vaccinazioni, ovvero quando uscire dal gregge può essere dannoso

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di Alberto Aiuto

Uno dei valori propugnati da Rousseau&Co è stata l’uguaglianza.

Oggi però ci stiamo rendendo conto che la società di massa è fatta di individui che spesso non si sentono adeguatamente “tutelati”, valutati, valorizzati e difesi nella loro unicità. Forse la fuga dai vaccini è una fuga dalla società dell’uguaglianza.

Tutto questo a prescindere dall’efficacia innegabile dei vaccini.

Da pochi giorni si sono riaperte le scuole, luogo dove gli studenti dovrebbero acquisire gli elementi utili a capire come orizzontarsi nella società sempre più complessa in cui viviamo.

Purtroppo, da un po’ di tempo in Italia prevale la cultura del troppo: troppi immigrati, troppe tasse, troppi politici, ristorante troppo caro/distante, bel viaggio, ma troppe ore d’aereo, bella la montagna, ma troppo freddo, salutare lo sport, ma troppa fatica o troppa noia.

E, least but not last, troppe vaccinazioni.

Ma troppo rispetto a cosa? Rispetto all’opinione media, nazional-popolar-televisiva.

Il risultato è che la polemica sui vaccini, che sembrava risolta, impazza. Qualche miglioramento è stato ottenuto ma si calcola che il 10% dei bambini non siano ancora in regola con le regole vaccinali, per la paura delle complicanze e degli effetti collaterali (come l’autismo, che la ricerca ha dimostrato non essere correlato alle vaccinazioni).

Forse sarà colpa dell’obbligo flessibile.

In realtà non c’è niente di più sbagliato: basta fare i cosiddetti conti della serva.

Ad esempio, per il morbillo, sappiamo che la malattia conclamata provoca lo 0,05% di encefaliti.

La vaccinazione lo 0,0001%.

E le encefaliti hanno come conseguenza il 25% di danni neurologici permanenti e il 15% di decessi.

La malattia provoca lo 0,6% di convulsioni febbrili. La vaccinazione lo 0,01%.

Dunque?

I dati presenti nel Rapporto Vaccini 2018 dell’AIFA, responsabile del nostro sistema di vigilanza, mostrano che i vaccini, come tutti i medicinali, non sono esenti da rischi, ma che questi sono di gran lunga inferiori ai rischi legati alle malattie che i vaccini prevengono efficacemente.

Lo scorso anno, a fronte di circa 18 milioni di dosi somministrate, sono state registrate 31 segnalazioni di eventi avversi ogni 100.000 dosi; ma solo 3 segnalazioni gravi sono correlabili al vaccino somministrato.

Questi dati non possono modificare la valutazione del rapporto fra benefici e rischi dei vaccini utilizzati. Inoltre dovremmo tener presente che per raggiungere quella che viene definita “immunità di gregge”, situazione che permetterebbe a soggetti davvero deboli o immunodepressi di non essere esposti alla malattia anche se non vaccinati, è necessario che almeno il 95% della popolazione sia vaccinata o immune.

Personalmente sono grato all’intuizione che ebbe nel 1796 Edward Jenner, un medico di campagna inglese che osservando come le mungitrici che contraevano il vaiolo bovino (una forma lieve della malattia), non contraevano mai il vaiolo umano (tra i malati, una persona su sei moriva), iniziò la storia della immunizzazione.

Finalmente, dopo una massiccia campagna di vaccinazione condotta a livello mondiale tra il 1958 e il 1977, l’OMS ha dichiarato nel 1979 la malattia eradicata.

L’unica eradicata nella storia dell’umanità.

E non dimentico Jonas Salk e Albert Sabin che negli anni ’50 hanno sviluppato i vaccini contro la poliomielite (responsabile della paralisi degli arti di migliaia di bambini o, in caso di paralisi del diaframma, di morti per soffocamento), che hanno ridotto in breve tempo i casi globali da centinaia di migliaia a meno di mille.

L’impressione è che non basti l’immunizzazione verso 10 malattie (poliomielite; difterite; tetano; epatite B; pertosse; Haemophilus influenzae tipo B; morbillo; rosolia; parotite; varicella): forse manca ancora il vaccino contro la paura dei vaccini.

Alberto Aiuto

Tempo di lettura: 1’40”

Foto tratta da: https://www.ilmessaggero.it/salute/prevenzione/vaccinazioni_obbligatorie_scadenze_regolamenti-4601146.html

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